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Rachele Mari-Zanoli
Dal 31 Ottobre al 13 Novembre
"Immagini
materiche"
Rachele
Mari-Zanoli nasce nel 1968 a Billens nella Svizzera francese da
madre svizzera e padre italiano. Nel 1974 si trasferisce nel Ticino
dove frequenta le scuole dell’obbligo. Dopo il liceo, all’età di
diciassette anni, va a vivere a Zurigo dove studia all’Istituto
Superiore per traduttori ed interpreti, implementando la conoscenza
delle lingue inglese francese e tedesco. Lavora per diversi anni
all’aeroporto di Zurigo per tre compagnie aeree americane. Nel 1993
nasce la prima figlia Selene e nel 1995 il secondogenito Diego. In
quegli anni lavora come insegnante di italiano presso l’ufficio del
lavoro di Zurigo. Inizia e completa lo studio di ingegneria di
sistema e lavora per un lungo periodo in una delle principali banche
svizzere, inizialmente in Svizzera e poi risiedendo di volta in
volta in differenti nazioni. Dopo ventidue anni di migrazioni, fa
seguito un soggiorno di tre anni in Spagna, a Madrid e
successivamente torna a vivere e lavorare nella Svizzera italiana,
in qualità di responsabile in un team di capi progetto nel settore
bancario informatico.
La pittura ed i colori hanno sempre fatto parte della sua vita, sin
dai suoi primi ricordi. All’età di otto anni frequenta un atelier di
pittura. Esperienza che suscita da subito un amore incondizionato
per quest’arte, che si tradurrà nelle prime opere pittoriche. Dopo
aver esperito il figurativo (per lo più nudi femminili) passa ad una
pittura geometrica, lineare, grafica, infine giunge ad una pittura
“astratta e concreta”. Può sembrare un paradosso, ma si tratta di
un’arte contraddistinta da piani e colori, scevra da simbolismi che
allude alla ricerca di verità, lasciandosi guidare da intensi colori
materici, che concretizzano l’astrattezza dell’idea. La materia
entra con decisione nelle sue opere: corde, metalli, legni e gesso
su tele. Dipinge esclusivamente all’esterno, a contatto con la
natura. Sin dalle prime realizzazioni un intenso fil rouge
caratterizza il suo operato. Ogni tela è un proseguo di quella
precedente, una ricerca ulteriore, un passo in avanti che attinge
dal passato, pur non ripetendosi. È unica, è l’oltre. Rachele
Mari-Zanoli vive la pittura non soltanto come ricerca interiore e
mera rappresentazione. Ma soprattutto come intersoggettività. La sua
peculiarità stilistica si nutre delle esperienze maturate nei paesi
in cui ha vissuto ed è altresì arricchita dagli studi che sta
attualmente conseguendo a Torino nell’ambito filosofico e da
collaborazioni quali quella con il CERN di Ginevra ed i workshop con
i bambini. Dipingere è per Rachele Mari-Zanoli una grande gioia ed
esperienza di vita, connotata da colori e materiali. Il sentimento
come essenza della sua pittura.
L’arte contemporanea ha il compito di elevarsi da quella del passato con una voce nuova in grado di esplicarsi in innumerevoli espressività come una Babele di linguaggi. Talvolta incompresa, sottovaluta, osservata con superficialità può apparire ancor oggi, all’occhio dell’inesperto, come una sorta di eresia rispetto alle grandi forme artistiche del passato. Nel suscitare l’affermazione «Potrei realizzarla anch’io» il fruitore potrebbe non rendersi conto che innanzi a lui si apre un universo di significazione. L’affermazione, che può apparire alquanto banale, al contrario racchiude in sé una domanda interpretativa estremamente profonda. Poiché il concetto dell’opera d’arte risulta essere proprio lì, nel divario che separa l’artista che crea dal colui che osserva. L’arte contemporanea è un’opera aperta che si lascia leggere tra le righe nascoste e che richiede uno sforzo ermeneutico notevolmente maggiore rispetto alla raffigurazione autentica. Rachele Mari-Zanoli è un’artista emergente che s’inserisce appieno nel “magma vulcanico” del contesto contemporaneo e sicuramente troverà una sua collocazione, visto il promettente esordio. L’inizio di una carriera è per alcuni un punto di partenza che si esprime in esperimenti di stile che serbano peculiarità acerbe che via via si delineano in padronanza stilistica, raggiungendo soltanto dopo un certo lasso temporale una maturazione artistica. L’arte di Rachele Mari-Zanoli al contrario si presenta già nella sua completezza, priva di indecisioni, gettata sulla tela con sentimento espressivo e già riconducibile ad un impronta che compare in ogni raffigurazione, permettendo di identificarne la sua identità. Come lei stessa ama definire il suo operato «La pittura può essere teorizzata in astratto, ma al momento di dipingere l’azione non può che essere concreta. Possiamo volgere lo sguardo al passato oppure dimenticarcene e vedere il mondo senza divisioni temporali. La pittura può essere un processo dinamico, un dialogo continuo con la vita: una grande libertà». Arte “astratta-concreta” potrebbe essere allora il binomio di quest’etica del fare, dove l’astrattezza delle forme che si elevano dalla mera raffigurazione si traducono però nel gesto concreto dell’artista che plasma le forme sulla tela. È un istinto che si traduce nella matericità dei colori, nell’intensità dei cromatismi che assumo gli odori della vita e della terra. Emozioni vibranti che si traducono nella tensione delle corde che emergono dalle tele, invadendo gli spazi circostanti, divenendo quel dialogo “continuo con la vita” ed anche con l’alterità, citando l’insegnamento di Hans Georg Gadamer “un gioco giocato”.
Lasciarsi accarezzare dalle pennellate di Rachele Mari-Zanoli è il modo più completo per accedere al turbinio emotivo che si staglia, libero, sul supporto che acquista essenza. L’artista ci insegna che è il sentimento la chiave per comprendere l’arte, l’ingenuità istintiva di un bambino che guarda con occhi innocenti e curiosi un mondo vasto e sconosciuto.
Per Martin Heidegger l’opera d’arte è tale se è in grado di trasportare un mondo differenziandosi dalla mera utilizzabilità di un attrezzo. L’universo pittorico di quest’artista è connotato da libertà e verità. «Penso all’arte, in qualsiasi modo essa si esprime, come alla forma più avanzata di ricerca della verità» dice la sua voce. Un’affermazione che è indice di una profonda conoscenza con se stessa, che si traduce in un moto interiore che appaga come un raggio di sole in un meriggio estivo. Conoscersi per conoscere, e la conoscenza è un altro presupposto delle sue peculiarità. Dinamica pittura che emerge in ogni pennellata che crea, traducendo il suo mondo che si diffonde nel pathos che la visione emana. I sublimi versi di Rainer Maria Rilke guidano la nostra consapevolezza «Finchè afferri ciò che tu stesso hai gettato, tutto questo è abilità e irrisorio guadagno; solo quando all’improvviso diventi afferratore della palla che una con giocante eterna ti ha gettato, al tuo centro, con preciso lancio esperto, in uno degli archi della grande fabbrica di ponti di Dio:solo allora il poter-afferrare è una capacità, non tua, di un mondo».
Paola Simona Tesio
La potenza del femminile
TESTO CRITICO A CURA DI MARINA ZATTA
Prima di parlare delle opere di Rachele Mari Zanoli, vorrei parlarvi di Rachele stessa. Rachele è manager nel settore bancario informatico, ha lavorato per anni in diversi paesi, sta frequentando il secondo anno di master in filosofia a Torino, parla inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano. L’immagine che ci si fa di Rachele con queste informazioni, e utilizzando gli stereotipi femminili, è di una manager in carriera, di una donna che vede il mondo con occhi realistici forse persino cinici; nella realtà questa visione è la più errata che si possa avere su di lei. Infatti, questa donna ha uno sguardo innocente e curioso sul e del mondo, che somiglia a quello di una bambina. Ho conosciuto Rachele da poco, ma la simpatia che mi ha ispirato è stata istantanea e mi ha suscitato un affetto immediato evocato in me dalla capacità che Rachele ha di vedere il mondo nella sua bellezza, pur conoscendone le sue brutture. Lei non è una bambina, la sua intelligenza è capace di profonde analisi della realtà e della vita, non è quindi nemmeno una persona superficiale o una credulona, ma per un incanto magico che pochi (purtroppo) conoscono, ha saputo conservare in sé la capacità di gioire propria dei bimbi, la loro semplicità sentimentale che li porta ad essere autentici nei rapporti con gli altri. Tutti amiamo l’idea di conservare intatto il bambino che è in noi, ma quanti hanno saputo muoversi nella vita con la necessaria grazia per poterlo fare? Rachele ci è riuscita, forse senza la consapevolezza del grande fascino che la sua persona esprime quando i suoi occhi incantati guardano intorno a sé. Ed è da questo suo essere spontanea, vera e ancora meravigliata della vita che nascono le sue opere, che riescono ad affascinare lo spettatore con lo stesso meccanismo con cui Rachele affascina le persone. Perché le sue opere sono costruite con un uso istintivo del colore in cui spesso il bianco irrompe come un improvviso raggio di luce che non sovrasta la presenza del colore, ma lo rileva, lo evidenzia. Il bianco, con la sua esplosione abbagliante, rende ancor più vivi i colori amati da Rachele, Rossi e Azzurri come protagonisti assoluti, ma anche le sabbie, le terre ed i grigi, la tavolozza della Mari Zanoli è semplice, quasi primaria , una tavolozza che ricerca la gioia prima del dramma, che vuole riportare l’espressività della natura, rendendoci al contempo affascinati ed intimoriti come dinanzi al Cielo, al Fuoco, al Mare, alla Vita ed al suo essere Infinita. Quest’uso del colore, tanto spontaneo da poter essere definito disinvolto, sul piano tecnico è dato con un utilizzo della materia che oso chiamare femminilmente sensuale. La materia è uno dei nodi centrali della ricerca di quest’artista; che sia data dall’uso grasso del colore o da elementi successivamente agglomerati all’opera, la Materia è sempre utilizzata con la potenza della leggerezza, con la capacità di utilizzare la lievità come elemento di forza : che siano ampi strati di sostanza corporea o solo piccoli particolari, tocchi, a volte addirittura solo sensazioni di Materia, sempre in ogni caso essa sottolinea la narrazione coloristica nel suo emergere dall’opera, ma con una grazia armonica di chiara matrice femminile. Non c’è l’irruenza maschile in questa Materia, ma la solidità della polvere della Terra portata in volo dal Vento. In questo modo le opere di Rachele divengono narrazioni poetiche, che parlano al sentire dello spettatore prima che al suo riflettere. E ci emozionano. Con la fresca spontaneità che Rachele persona esprime, nella vita e nel suo lavoro artistico, passando attraverso un’immediatezza del racconto, senza fronzoli, senza schermaglie mentali, senza mediazioni intellettualistiche, ben diverse dalle narrazioni intellettuali di cui invece l’artista è consapevole e capace. E’ un travolgente uso del sentimento quello che fa Rachele, una capacità di sintonia con la nostra umanità. Rachele persona è commovente nel suo slancio vitale; per questo le sue opere sono conturbanti per la nostra anima. Le due cose non sono scindibili.
Rachele Mari-Zanoli: il colore dell’eterno presente
ALESSANDRA RUFFINO
Vita nel colore si intitolava una recente mostra di Rachele Mari Zanoli, ma vedendo i suoi quadri non ho mai potuto fare a meno di pensare quanto essi – piuttosto – comprovino la profonda vita del colore. Vita che offre agli occhi di chi la guarda l’occasione di una festa, che – quando ci si fermi a riflettervi su – è soprattutto una festa per l’intelletto.
Mi spiego. Partiamo da un dato biografico: la decisione di Rachele Mari Zanoli di non fare scuole d’arte che ne condizionassero la libertà espressiva è assai eloquente. È indicativa non affatto della presunzione, quanto della coerenza che tale scelta ha con i grandi interessi filosofici della pittrice.
Nei suoi dipinti avviene infatti qualcosa di non troppo lontano da quello che Baruch Spinoza, nella seconda metà del XVII secolo, argomentava a proposito della natura naturans: qui il colore (sostanza primaria della pittura) è attivo: il colore genera la luce, le forme, la materia.
Guardate questi lavori: quando tra le stratificazioni delle loro superfici riusciamo a riconoscere la consistenza granulare della sabbia, il fragile velo screziato di una foglia, il luccichìo di una scheggia di vetro non dobbiamo cogliere in essi la citazione di qualcuno dei tanti artisti informali e non del Novecento (dagli espressionisti astratti a Jean Dubuffet a Francis Bacon) che incorporavano nei loro quadri materiali extrapittorici, dobbiamo invece riconoscervi l’espressione di quella forza dinamica intrinseca al colore, il quale, vivendo di vita propria, determina – come si diceva – la materia, lo spazio, la vibrazione della luce, informando completamente una pittura che si dà come evento.
Distillata nella sua pura essenza di gesto e colore, la pittura di Rachele Mari Zanoli accade sulla tela, una tela che, trasformata in vero campo di tensioni, trattiene in sé per un istante l’assoluto di un eterno presente.
Senza nome 69
Nessun nome anche la cornice a volte non sa aggiungere alcunché. Non serve.
I quadri di Rachele Mari Zanoli sono luoghi. Luoghi che non stanno dentro la tela, dentro la cornice: ne sporgono, colorano il bordo, escono con fili dal perimetro, vanno goduti anche visti di profilo.
Osservare ogni pulviscolo di terra, scheggia di vetro o ceramica, gambo di fiore, riccio di metallo, fiocco di tulle che la pittrice ha sapientemente adagiato sul colore, conduce altrove. Lo spazio di Rachele Mari-Zanoli non ha pareti – anche là dove usa colori cupi e densi - : è vita in movimento che invita a saltarci su, a cavalcare con lei attraverso le lave del dolore, delle malattie, delle solitudini, delle angosce. Si, i gorghi di caverna sono soltanto parte del paesaggio immenso accennato nel quadro: sotto, nel profondo, le colonne portanti: i rossi e gli aranci.
Del Senza Nome 69 vedo questi due piani sovrapposti. Non importa quanto scuro o forte sia il gorgo centrale, quel torrente scuro e arrabbiato che però sa ospitare lungo il suo movimento un azzurro senza indecisioni e un indaco che subito fa risaltare le fondamenta del quadro: il caldo della vita, anche fessurata di marrone, un accenno appena, che rende tuttavia più salda la struttura, perchè meno rigida.
Quanti fili di pensieri nei quadri di Rachele.... Provate a contare le pennellate e gli oggetti curiosamente cercati ovunque, proprio per trovare il materiale giusto, da mettere proprio lì.
Quadri 'fabbricati' non solo immaginati: la vita presa in mano, non soltanto osservata e lasciata andare. Una mano energica, fiduciosa, invitante: “Vieni con me, ti porto ad un altro canto”.
Lucia Zorzi
Manfredi
“L’uomo con la macchina da presa”, è un film delle avanguardie russe, in cui il regista Dziga Vertov ha colto in modo autentico il concetto dello strumento meccanico, quale prolungamento dell’occhio umano che osserva. Ne sono scaturite immagini azzardate, intense, dettagli di vita e di un mondo che scaturisce da un determinato contesto storico. L’opera “Manfredi” è forse la prima ideazione dell’artista Rachele Mari-Zanoli dedicata ad una persona, non a caso un cameraman. Lo spazio è connotato al centro da un’unica campitura grigia, in realtà determinata da un insieme di varietà di materiali e colori che coesistono dando però l’idea di un flusso argenteo di tridimensionale consistenza, che si staglia su di un fondo anch’esso apparentemente nero, poiché formato da molteplici stratificazioni. L’idea dell’occhio che guarda è qui presente e si desume altresì il riferimento implicito alla monocromia delle pellicole del passato. E come se nell’opera emergessero innumerevoli immagini impresse, che rimangono vive, in movimento, come la scena che scorre sullo schermo. La differenza sostanziale è che qui la scena è aperta, come in tutte le opere della Mari-Zanoli, ad innumerevoli interpretazioni. Sarà infatti l’occhio del fruitore ad inscriverne sul supporto, attraverso lo sguardo che guarda, altre scene, in un continuum senza fine. La video arte contemporanea non può che essere figlia di quelle inquadrature azzardate che hanno caratterizzato il movimento delle avanguardie russe, di cui non bisogna dimenticare il nome di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, che può essere considerato il capostipite della tecnica innovativa del montaggio. Questo quadro è come una pellicola, che traccia nei dettagli la storia e le iscrizioni, che contiene il passato, assaporabile nei cromatismi del grigio ma che non può che contenerne anche i colori, quelli della vita che scorre, del fruitore che osserva, e che nel farlo aggiunge elementi nuovi, invisibili, ma solo apparentemente…
Paola Simona Tesio
Contemporary art has the task of rising from the past with a new voice capable of expression as embodied in many a Babel of languages. Sometimes misunderstood, underestimated, observed superficially may seem today, from an unused eye as a sort of heresy in relation to major art forms of the past. In arousing the statement "I can make it by myself," the user may not make realize that before he opens a universe of meaning.. The statement, which may seem somewhat trivial, on the contrary encompasses a very profound question of interpretation. Since the concept of a work of art turns out to be right there in the gap between the artist who creates from the observer. Contemporary art is an open work that is left to read between the lines hidden and requires a hermeneutic effort significantly greater than the true representation. Rachele Mari-Zanoli is an emerging artist who is fully in the "volcanic magma" of contemporary context and surely find her place, given the promising beginning. The start of a career for some starting point that is expressed in experimental style that features preserve unripe which gradually emerge in mastery style, reaching only after a certain period of time an artistic maturity. The art of Rachel Mari-Zanoli on the contrary, it already has in its entirety, without hesitation, thrown on the canvas with feeling and expression already due to a mark that appears in every image, allowing you to identify her identity. As she likes to call her work "Painting can be theorized in the abstract, but when painting the action cannot be anything else than real. We can look to the past, or we can forget about seeing the world and undivided time. Painting can be a dynamic process, a continuous dialogue with life: a great freedom. " Art "concrete-abstract" might then be the combination of this ethic of doing, where the abstraction of forms that rise from mere representation, however, translate into concrete gesture of the artist that shapes the forms on the canvas. It is an instinct that translates into the materiality of color, it assumes the intensity of colors and smells of life on earth. Emotions that result in vibrant string tension arising from the canvas, invading the surrounding areas, making the dialogue "continuous with life" and also with otherness, citing the teaching of Hans Georg Gadamer, "a game played."
Be caressed by the strokes of Rachel Mari-Zanoli is the most comprehensive way to access the emotional turmoil that stands out, free, on the support and buy wood. The artist teaches us that the feeling is the key to understanding art, instinctive innocence of a child who looks with innocent and curious eyes a vast and unknown world.
For Martin Heidegger's work of art is that it is capable of delivering a world differing from the mere usefulness of a tool. The pictorial universe of this artist is characterized by freedom and truth. "I think art in any way it expresses itself as the most advanced form of search for truth," said the philosopher. This statement reflects a deep understanding with herself, resulting in an inward movement that satisfies like a ray of sunshine in a summer afternoon. Know to know, and knowledge is another assumption on her merits. Dynamic painting that shows in every brushstroke creates, translating his world that spreads in the vision that emanates pathos. The sublime poetry of Rainer Maria Rilke guide our awareness "Until grab what you threw yourself, this is ridiculous skills and earnings, and only grab the ball when suddenly become a gambling eternal with you threw at your center with precise launch expert in one of the arches of the great works of bridges of God: only then can-grab is a skill, not yours, of a world. "
Paola Simona Tesio
Artinvest s.r.l. “Torre
della Filanda”
Via al Castello 8 -
10098 Rivoli (TO)
Tel. +39 0119589313
http://artinvest.it
info@artinvest.it
Orari di apertura:
dal Mercoledì al Sabato 10.00-12.30
e 15.30-19.30
Domenica 16.00-19.30
Vernissage Domenica 31
Ottobre alle 17.30
Info esposizioni
Orari apertura galleria:
Lunedì e Martedì giorni di
chiusura.
Mercoledì - Sabato dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,30
Domenica dalle 15,30 alle
19,30
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