Dal 18 al 9 Agosto
Vincent Poche
"playing with colors"
Agosto
Chiuso per ferie dal 10 al
26
Settembre
Dal 29 Agosto al
18 Settembre
Elisa Donetti, Gianmario Quagliotto
a cura di Sabrina Sottile
Dal 19 Settembre
al 2 Ottobre
Varrè
"Peripezie
cosmiche".
Ottobre
Dal 3 Ottobre al 18 Ottobre
Bruno Filacchione
"Quel sapore di antico"
Bruno Filacchione
“Quel sapore di antico”
Scriveva Immanuel Kant: “Il bello della natura si
riferisce alla forma dell'oggetto, la quale consiste nella
limitazione. Il sublime invece può riferirsi anche ad un oggetto
informe, in quanto in esso, o per suo motivo, sia rappresentata
un'illimitatezza a cui si aggiunga il pensiero della sua totalità”
lo scriveva senza sapere che nell’Arte , oltre 200 anni dopo, un
pittore lo avrebbe preso alla lettera immortalando sulla tela
qualcosa che sarebbe andato oltre la mera immagine, che sarebbe
stato in grado di imprimere oltre al colore e alla maestria della
figura, l’emozione di quel momento, la magia del sogno o del
pensiero, l’attimo che passa lasciando una scia di emozioni.
Talvolta si crede vedendo un dipinto, che sia semplice e banale e a
volte non sbagliamo, ma altre volte approfondendone la visione
scopriamo che oltre a ciò che vediamo c’è qualcosa di magico che lo
attraversa, quasi che un alone di mistero ce lo faccia diventare
diverso da quello che il nostro occhio percepisce, divenendo
misteriosamente portatore di sensazioni, catalizzando non più il
nostro sguardo, ma la nostra mente, infondendoci ricordi e sapori di
atmosfere vissute. La peculiarità di Filacchione è che non si limita
a fornirci emozioni, ma ci racconta attraverso la tecnica e il
dipinto un mondo che fu’, ma non banalmente come i pittorucoli della
Domenica che scimmiottano gli impressionisti e che per molti sono
bravi a riprodurre il paesello il fiumiciattolo o le città, ma con
la classe e l’eleganza che solo i grandi nomi della pittura hanno
saputo regalarci in memorabili tele che vengono gelosamente
conservate nei più importanti musei del mondo. La sua pittura non è
certamente solo visiva, oltrepassa l’occhio e ci colpisce il cuore e
la mente, lo stupore che ci regala Filacchione è uguale a quello che
ci è stato elargito dai più grandi maestri, con dipinti
caratterizzati da una tecnica unica e personale e con opere che
inondano meravigliosamente la nostra mente, riversandoci il sapere e
l’amore che scaturisce solo dalla passione smisurata per qualcosa in
cui si crede ciecamente: l’Arte.
Roberto Girardi
Novembre
Amerigo Dorel
“Fiat lux! Et lux facta est = La luce sia ! E la luce fu”. L’imperativo categorico della creazione universale si ripete ogni volta che Amerigo Dorel mette mano a martello e scalpello, per creare statue, sculture, monumenti, da inserire nello scenario naturale di parchi e piazze, con mutevoli effetti di luce e ombra. Lame di luce, schegge di luce, spiragli di luce solare, lunare, stellare si alternano sulla superficie levigata o grezza, liscia o ruvida, morbida o spigolosa delle sue mirabili opere d’arte, sbozzate nel marmo, per dare forma all’idea pura, al pensiero profondo, alla fede tenace.
Dal 8al 30 Novembre 2009
Dicembre
Dal 6 al 31
Franco Fortunato "Il temario di un
vagabondo che fantastica"
Nato
a Roma nel 1946, Franco Fortunato si forma artisticamente da
autodidatta, seguendo fin da giovanissimo il proprio spirito
creativo e la propria innata passione per il disegno e per la
pittura. Dopo aver compiuto studi scientifici, volge il suo sguardo
al
mondo della letteratura e della storia da cui trae gli stimoli e le
suggestioni per dare vita al suo originalissimo linguaggio. Sono in
particolare i pittori trecenteschi ad affascinarlo e da essi
recupera il gusto per la semplicità figurativa, la sintesi ed il
rigore geometrico in un contesto di fantastica surrealtà e di
trasfigurazione della realtà.
Negli anni Settanta
inizia ad esporre con il “Gruppo Figurale il Babuino”, partecipando
tra l’altro alla grande mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini nel
1976, gruppo dal quale si è poi distaccato alla ricerca di un
proprio linguaggio e di una completa autonomia di azione. È in
questo momento che nasce il suo particolare metodo di lavorare per
“cicli”: dalle Storie del parco ai Barboni che dipinge
tra il 1980 e il 1985, ai Racconti per l’Europa del 1992,
dedicato alla nascente Unione Europea e ai dodici Paesi che la
fondavano. Nel 1994 affronta il tema di Pinocchio, primo
ciclo ispirato ad un romanzo, che riprenderà poi nel 2004. Non è
però un caso se scene tratte dal Pinocchio appaiono già nel ciclo
dei Racconti per l’Europa dove viene raffigurata l’Italia.
Per l’artista, infatti, il romanzo di Collodi è soprattutto un
grande affresco del nostro paese, con la sua povertà, la sua
corruzione, le sue malefatte e Pinocchio incarna quindi non solo una
favola per bambini, utile tuttavia anche agli adulti, ma soprattutto
un preciso spaccato della nostra società.
Prosegue, sempre negli
anni Novanta, con l’Inventario e le Città invisibili,
ciclo quest’ultimo chiaramente ispirato a Italo Calvino, e poi con i
Ritrova=menti e le Città ritrovate. Sottesa
temporalmente e tematicamente rimane sempre la figura del
Vagabondo, che rappresenta per Fortunato una dominante di
poetica che affiora e riaffiora autonomamente e nelle altre
tematiche. Un personaggio che compare già a partire dagli anni
Ottanta e viene riproposto fino ai giorni nostri, ogni volta con
aggiunte e mutamenti che registrano il cambiamento stesso e
l’evoluzione di tutto il suo lavoro.
Nel 2000 torna sui temi
letterari affrontando il ciclo dedicato al Piccolo Principe,
il capolavoro di Antoine de Saint Exupéry, mentre nel 2003 sono
ancora le architetture ad attrarlo con il ciclo Architetture
fantastiche. Nel 2005 realizza l’importante ciclo su Moby Dick
presentato nella significativa mostra allestita a Piancastagnaio
(Siena) e successivamente realizza le Storie di Mari. Cicli
accompagnati da altrettante mostre in Italia ed all’Estero:
Svizzera, Francia, Belgio, Spagna, Argentina, Olanda, Stati Uniti,
Germania, Canada.
Ha realizzato varie
pitture murali su edifici pubblici e privati. Fra queste va
ricordato Via Matris Gloriosae nella chiesa di Santa Maria
Maggiore di Caramanico Terme.
Il suo lavoro si
sviluppa anche nel campo della grafica, della scultura e della
ceramica.
Gennaio 2010
Dal 10 al 30
Giorgio Flis
Scrivere
una recensione critica sulle capacità di questo o quel pittore oggi
è solo affar di soldi, non importa se dipinge poco meglio di un
neonato o se imbratta la tela con il classico sentiero affiancato da
un fiumiciattolo, con la contadina (di spalle) intenta ad arrivare
nella sua sperdutissima dimora, si spenderanno sempre parole di
elogio per decantarne pregi e tecnica pittorica, quasi paragonabile
a quella di Leonardo da Vinci. Purtroppo il più delle volte neanche
lo stesso critico che ha stilato la recensione capisce cos’ha
scritto, la maggior parte delle recensioni sembrano trattati
filosofici, infarciti con paroloni che poco c’entrano con quello che
si vede o che non hanno alcuna attinenza con le caratteristiche di
quel pittore, paroloni che servono a farlo sembrare, con un
linguaggio cubista, il più bravo pittore del mondo. Purtroppo quasi
sempre si tratta di semplici imbianchini. Sapete, le frasi
altisonanti fanno sempre il loro effetto e siccome i creduloni sono
tanti, il gioco potrebbe volgere a loro favore; poco importa mi dirà
qualcuno, basta raggiungere lo scopo; bah, contenti voi, ma forse
non sapete che alcuni critici hanno addirittura le recensioni già
scritte e le appioppano a secondo dei casi e della cifra pagata a
questo piuttosto che quel pittore indipendentemente da quello che
dipingono, bella roba vero? Immaginatevi con quale animo mi accingo
a scrivere, gratis, una recensione per colui che invece è un grande
Pittore nei fatti e non solo nei giudizi o nei testi di qualche
critico esaltato. Mia moglie l’altra sera nel rientrare in auto a
casa, parlando di Flis mi ha detto: è un po’ come se Giorgio fosse
il Signore della pittura ….. bella mi son detto, semplice e
assolutamente azzeccata, basterebbe questo per concludere quello che
invece dovrà diventare un discorso più tecnico. Quanti di voi non
conoscono Giorgio Flis? Non molti oramai perché il fenomeno
pittorico che sta caratterizzando l’Arte informale ha preso sempre
più le sembianze di questo eclettico pittore piemontese. Vorrei
parlare di Giorgio facendo si, che mi legge adesso, sappia realmente
di cosa parlo, vorrei che quei pochi che ignorano il fenomeno Flis
guardassero le sue opere prima di proseguire, proprio perché non si
pensi che ne parlo a sproposito o esagerando. Osservando le sue tele
vi sentirete immediatamente proiettati in una dimensione ben più
grande di quella della tela, perché le opere di Flis non si limitano
entro confini fisici ma proseguono nello spazio come proiezione di
un gesto che tende all’infinito. Pensate al cosmo e al suo moto
perpetuo, a quanta diversità possa esistere spaziando con l’occhio
in una sorta di viaggio stellare, questa è la diversità che
caratterizza la pittura di Flis, ogni soggetto vive quel microcosmo,
appartiene ad un microsecondo di quel tempo infinito che fa parte di
ciò che vi gravita dentro. Mai si ripeterà l’emozione di rivivere
quella sensazione perché Giorgio è già pronto a regalarcene
un’altra, una sorta di Paradiso del cambiamento che gli permette di
rinnovare le nostre emozioni ad un ritmo quasi ipnotico e che ci
trascina in un turbine di emozioni che incantano mente e corpo.
Osservate il cromatismo è come se oltre il pittore ci fosse uno
stilista, qualcuno che studia attentamente la disposizioni dei
colori per evitare accozzaglie di materia che renderebbero il
dipinto inelegante e non gradevole, è come se la natura gli avesse
regalato la capacità di infondere il tocco naturale del creatore;
senza esagerare Giorgio incarna l’anima del gusto classico e lo
spirito dell’innovatore, riesce infondere in ogni dipinto emozioni
che hanno a che fare solo con l’infinito, ma Flis è solo Flis,
incarna in una sola anima tutte le personalità che servono a rendere
grande un pittore e a permetterci di guardare i suoi dipinti con la
consapevolezza di sapere di avere a che fare con la storia.
Roberto Girardi
Febbraio
Dal 31 Gennaio al
12 Febbraio Martino
Bissacco"Happiness colors"
dal 14 al 27 Febbraio
Katarzyna Jasiukiewicz "Oltre la vista"
Marzo
Dal 28 Febbraio al 13 Marzo
Maurizio Oddenino (Mauri)
Le vorticose
emozioni di "Mauri "
La grande voglia di "vivere" e la sua gioiosa
presenza, in un certo senso ci suggeriscono la trama dei dipinti che
realizza con un caleidoscopico giro di colori, intrecci e spazi che
ci lasciano immaginare ciò che per lui rappresenta la pittura:
esternare la passione che lo spinge a credere che dietro ogni porta
non si celi un pericolo ma un' opportunità, che provarci è sempre
meglio del non fare nulla e che ciò che sei, lo devi quasi sempre a
ciò che fai. Magro, attento, profondo e costante come solo chi crede
nei propri mezzi riesce ad essere. Mauri trasfonde nelle tele la sua
vita, senza arroganza, narrandola con i colorì e i gesti che più gli
sono consoni e che si possono interpretare come dolci note che
piroettano festanti nell'aria. In ogni realizzazione scopriamo che
l'artista non indugia sul particolare per non svelare appieno ciò
che si appaleserà solamente entrando in sintonia con quello che non
è scritto ma impresso con maestria e grazia da una mano che non
preme per nulla sulla tela, in una sorta di rispetto che lo porta a
non maltrattarla, ma vi aleggia sopra come un aquila, che appena
muove le ali nel suo maestoso volo. La volontà di essere musa per
gli occhi di chi lo osserva, fa sì che Mauri molto spesso, giochi
con lo spazio, sia una tela di modeste dimensione, sia una ben più
generosa scenografia teatrale, dove ecco che nella grandezza della
tela, scopriamo quanto possa essere immediato e forte il segnale di
gioia e allegria che riesce a trasmettere. Se mi si chiedesse, per
concludere, di dare un giudizio sintetico su Mauri utilizzando pochi
aggettivi, beh, credo che sarei assolutamente imbarazzato a decidere
quale, perché molti di loro calzerebbero "a pennello" ma sicuramente
ed essendo sicuro di non cadere nel banale, direi semplicemente
"geniale!."
Varrè
Anthology
dal 14
al 27 Marzo
Prorogata fino al
10 Aprile 2010
Varrè: un percorso che spazia dalle
origini sino alle ultime creazioni, ecco quello che presentiamo in
questa mostra che l'artista torinese realizza nel pieno del suo
"fermento artistico", opere che rappresentano cicli vitali e
decisamente singolari. Opere confezionate per creare emozioni e per
farci immergere nello spazio e nel tempo. Non riuscirete a rimanere
indifferenti osservando le opere di Varrè, perché sono diverse e
coinvolgenti, perché ci narrano un percorso che è comune a tutti
noi, ci raccontano cose che sono parte di noi e che ci accompagnano
in molti momenti della nostra vita .
Aprile
Dal 11 al 18 "Artinvest espone la propria collezione"
Dal 19 Aprile al 1
Maggio
"Vincent
Poche"
Vincent Poche "L'amico
del colore"
19 Aprile - 1 Maggio 2010
Maggio
Dal 2 al 14 Torre
d'Artista
“Torre d’artista” 2010
Prende ufficialmente il via il due di Maggio, una manifestazione che ambirà a diventare un punto fermo nel panorama dell’Arte per la promozione di nuovi talenti e per la valorizzazione di artisti già affermati .
Abbiamo il desiderio di tornare a svolgere il mestiere di galleristi, di scoprire e valorizzare le giovani leve che intraprendono questo difficile mestiere che molti invece, iniziano pensando di guadagnare facilmente, realizzando magari, spazzatura che molte gallerie vi spacceranno per arte.
Fortunatamente il vero collezionista non si fa’ ingannare, sa per esperienza che l’arte, quale che sia, è sempre un punto di partenza dal quale è davvero difficile allontanarsi, ci riescono in pochi e solo dopo grandi sacrifici, diffidate da coloro che vi dicono di essere dei grandi nomi, mentono quasi sempre, vogliono sicuramente “piazzarvi qualcosa”; per essere davvero importante bisogna attuare un percorso, non pensare di dichiararsi mai arrivati e avere l’umiltà di volere sempre imparare e raffrontarsi con tutti.
Da noi 12 artisti si confronteranno, si scambieranno pareri e magari anche sogni, ci sono grandi nomi e giovani in erba, ognuno con qualcosa da dire e alle spalle o tanta esperienza o tanto studio, già dimenticavamo, per tutti quelli che pensano che basti sporcare la tela, tanto l’informale è solo un miscuglio di colori, per noi è molto importante invece ciò che avete fatto prima, perché quasi nulla nasce dall’ improvvisazione.
Vi invitiamo a visitare gli artisti che espongono, perché possiate farvi un idea del loro talento e magari pensare di partecipare anche voi alle prossime edizioni ……… perché questo è solo l’inizio.
Roberto Girardi
Dal 16 Maggio al 12 Giugno 2010
PIER DOMENICO MAGRI — ENZO RATTO — ANTONIO SAPORITO
Trans-Picture è la dimostrazione della convivenza, nell’Arte Contemporanea italiana, di
forme e linguaggi artistici che dall’atavismo pittorico si muovono progressivamente, con
portamento disinibito, verso l’adozione di elementi materiali, fisicamente attendibili, ma distanti dal
logos coloristico vero e proprio; immutata restando quella “necessità interiore” — sostenuta da
Kandinskij — di proiettare nel kosmos visioni spirituali, artisticamente variegate e, adesso,
soprattutto mobili… mobili come il pensiero contemporaneo.
Questo ensemble di tre validi maestri — dalla pittura pura, rappresentata da Pierdomenico Magri, at-tra-verso l’approccio alla materia, indotto da Enzo Ratto, alla consacrazione
finale del metallo come totalità espressiva, voluta da Antonio Saporito — illustra questo processo di
trans-mutazione, le cui origini risalgono ad una trentina di anni fa, estendendosi, poi, nei suoi
sviluppi sino ad oggi.
Molti ricordano LA TRANSAVANGUARDIA, movimento fondato nel 1980 da Achille
Bonito Oliva, fresco di esperienza nella lunga direzione della Biennale di Venezia. Era un
movimento indirizzato ad un fine ben preciso: il recupero della Pittura come mezzo d’espressione
unico e irripetibile, come inimitabile forma di Genio; il panorama artistico dell’epoca era
sconcertante per gli estimatori della pittura, rilanciandosi tra loro la palla l’oggettualità pop,
l’azzeramento minimal e le prime invasioni di campo (le installazioni). Sulla scia della
Transavanguardia si tornò a dipingere, ma in Italia non si era mai smesso di dipingere, fatta
eccezione per il fatale volgersi del nostro paese verso modi artistici esterofili, quali insistono tuttora
nei sistemi museali ufficiali.
Coloro che scelsero di mantenere aperto e vivo il dialogo con l’Arte degli anni
Sessanta e Settanta, a sua volta ramo ereditario portante delle avanguardie storiche, non devono,
oggi, pentirsene, perché hanno potuto far fluire all’esterno linfa creativa carnosa e duttile; vivendo,
infatti, uno status culturale di natura mistilinea, sospesi tra la necessità di conservazione dell’atto
pittorico e l’imput di innovazione nella ricerca di nuove espressività e nuovi materiali, sono riusciti a
creare, come dimostriamo in questa sintesi espositiva, una realtà trans-eunte, inafferrabile nei suoi
incerti confini e nella sua sfumata definizione: dalla Pittura alla Materia at-tra-verso una sequenza di
passaggi, ciascuno concluso, tutti interagenti; in breve, un ponte tra la Pittura e l’esperienza di Burri
e Fontana.
Noi, di questi primi anni Duemila, non siamo certo campioni di stabilità e forieri di
certezze e questo divenire, accelerato e senza sosta, viene subito percepito dall’estro artistico, che ne
assorbe tutta la mobilità, lasciando intravedere apparente carattere di sperimentazione.
Anche il gruppo artistico composto dal critico Oliva aveva un nome con il medesimo
prefisso, ma il significato è totalmente altro da quello da me attribuito a questo contesto: in quel
caso, la parola TRANS, individuata compattezza e coesione in una realtà di gruppo, ne proiettava
l’operatività oltre la barriera avanguardistica, nel senso che il ritorno della Pittura veniva auspicato,
con gesto trasgressivo, come un sorpassamento delle avanguardie medesime, un andare, appunto,
“oltre”.
Nel nostro caso, invece, la parola, a contesto allargato, mantiene e conserva tutto il
concetto di mutamento, di passaggio da una dimensione ad un'altra, di dinamica andata-ritorno;
accerta e sancisce la totale instabilità e temporaneità di una condizione, a cui può, rerpentinamente,
subentrarne un’altra… tutte chiavi di lettura che reputo acquisite dalla cultura contemporanea,
basata su una nuova etica: l’Etica della Trasformazione.
Ma osserviamo un po’ più da vicino questi tre protagonisti di un momento storicoartistico,
a mio avviso, assolutamente felice e fecondo, meritevole di maggiore attenzione da parte
delle Istituzioni, che però hanno fatto altre scelte, lasciando questa alle Gallerie d’Arte,
indirettamente responsabilizzandole sul ruolo esclusivo che sarebbero state chiamate a svolgere.
L’Arte italiana poi, a differenza degli esempi europei e transoceanici, ha un magico
potere, non riscontrato altrove: l’ascendenza classica, permanente alla base della formazione
accademica, ha consentito singolari trapianti sul proprio tessuto millenario, storicamente
consolidato (come quello dell’Espressionismo Astratto statunitense che, modello di riferimento per
molti, è oggetto di frequenti innesti nella nostra cultura), dando così origine a visioni plurime e
parallele, quanto mai suggestive e accattivanti.
È il caso di Magri, il primo, fra i tre, di cui si debba parlare come esponente
dell’absolute painting : le sue opere mostrano una socievolezza di carattere che è propria anche
all’autore; stabiliscono, infatti, con chi le osserva un’immediata comunicazione empatica,
trasmettono familiarità, pare che le conosciamo da una vita, esattamente come conosciamo
Boccioni o Pollock, dai quali forse traggono qualcosa, ma — e qui sta il mistero dell’Arte
Contemporanea italiana — cosa di preciso non è chiaro, perché, diversamente dai francesi, tedeschi
o americani, le cui fonti ispirative sono trasparenti e i modelli scontati, le nostre espressioni
artistiche sono come un puzzle, sminuzzabile in una miriade di componenti che richiedono
assemblaggio; una volta ricomposto, esso risulta un unicum perfetto, tanto da rendere irriconoscibile
il percorso all’indietro.
L’esultanza coloristica di Magri, la dimestichezza con le paste cromatiche, la visione
piena e gioiosa della vita, le atmosfere “astrali” che riesce a ricreare e quasi a trasporre in pittura da
piani visivi alla George Lucas, non ignorano affatto le leggi sull’equilibrio universale, di cui i colori
si autoeleggono a messaggeri, sia quando si dispongono in ordine secondo assi simmetrici di
composizione, sia quando rompono le simmetrie immettendo nella composizione medesima i
principi dell’arbitrio e del capriccio; questi non sono mai fini a se stessi, ma obbediscono comunque
ad uno schema preordinato, perché dietro quella carica vulcanica c’è una mente scientifica, che sa
ben soppesare tutte le possibili valenze espressive. È una pittura che si esibisce da sola e che, con il
necessario coraggio, fa appello ad una straordinaria forza interiore… Essa risponde, ma viene da
lontano…
Ratto, invece, rappresenta il momento cruciale della contaminazione tra l’elemento
pittorico e quello materiale e non è da credersi che questo fenomeno in qualche modo svilisca o
riduca il millenario protagonismo della Pittura: se, infatti, ogni forma d’Arte si rapporta sempre al
proprio tempo e — lo abbiamo già appurato — il nostro è il tempo delle trans-mutazioni, esempi
come quello dell’artista di Torino possono solo corroborare l’Estetica della Contemporaneità,
diversamente strutturata rispetto a tutte le estetiche che l’hanno preceduta, perché conformata sul
principio primario di manipolazione della materia, lo stesso che suggerisce la plasmazione dello
spazio attraverso organismi eterogenei (le installazioni), lo stesso però che, sul versante opposto,
induce alla plasticizzazione del colore, come abbiamo visto, appunto, in Magri.
Ratto quindi cambia la rotta maestra, frammischiando alla pasta cromatica pura,
direttamente estratta dal tubetto, elementi materiali, attraverso i quali prefigura una sorta di visione
metropolitana astratta, i cui dettagli sono determinati dalle singole infiltrazioni dei “corpi estranei”
alle maglie della tela di juta, impiegata come base operativa di questo sconfinato piano urbanistico.
L’eloquio artistico procede per mini-frequenze architettoniche, ora serrate e chiuse ad occludere il
vuoto, quasi un riesumato orror vacui, ora, al contrario, dipanate a spaziare vuoti, ma sempre
concentrando i tratti a modo di scacchiera, come teatro aperto del vissuto umano.
E chi tutto questo è pronto ad archiviarlo è Antonio Saporito, anch’egli di Torino, che
muove la propria istanza artistica (incredibile, ma vero) dalla figurazione degli anni Cinquanta del
Novecento. Dato importantissimo, questo, perché avalla la dimostrazione, secondo Kandinskij, che
l’Astrattismo trae la sua origine dalla Natura e non solo; egli dà prova del trasformismo di cui è
capace l’Artista italiano, più di ogni altro, sensibile a variazioni climatiche, disponibile a nuove
indagini, ricettivo di novità: avviato, da colleghi illustri e conclamati, ad una visione aniconica delle
cose, per anni ritratte con lucida oggettività pittorica, finisce con l’elaborare una formula espressiva
personale, fondata sull’adozione totale del metallo (prediletti l’acciaio e l’alluminio), che,
sostituendosi alla tela, ne diventa al tempo stesso cortina di “controsupporto”… Lamine
monocrome, sottili e delicate, sono il fondale tridimensionale nel quale scavare canali profondi in
forme segmentate, che imprimono la memoria dei tagli di Fontana: rimasti celebri nella storia
dell’Arte perché permettevano di tra-sgredire l’iconicità della tela, tra-passandola (e non senza
rabbia) da parte a parte, cedono il passo, oggi, a trafori eleganti e armoniosi, che per certi versi
ricordano l’architettura romanica, quando si affidava all’umana acutezza manuale la complessa
opera decorativa e simbolica.
Saporito riscatta così i controversi ideologismi di cinquant’anni fà in una visione
ritemprata, che induce a puntuale meditazione: focalizzata la propensione a manipolare la materia
fisica, ne gestisce il controllo con piglio d’architetto, definendo parti piene e parti vuote e insieme
organizzandole in un organismo completo, altamente seduttivo, ma che dietro quelle piacevoli
fattezze nasconde uno schema concettuale robusto e inattaccabile.
Giulia Sillato
Dal 13 al 26 Giugno 2010
Igor Torschenko
La voce del silenzio:
Noi
viviamo in un periodo segnato da un senso di inadeguatezza, dai continui
cambiamenti e dalle ricerche di nuove strade. La vita diventa meno
flessibile e lo spirito con fatica vive nell' immagine di una bellezza che
invece una volta poteva farsi reale. Ora che i valori borghesi e
convenzionali si sono di nuovo alleati Igor Torschenko afferma: "è stata una
nuova esperienza per me". Quest'uomo è pieno di abnegazione. Egli vota se
stesso al puro atto della creazione e lo fa senza curarsi dell'aspetto
economico. Quando l'ho incontrato 10 anni fa a Mosca era un giovane pittore.
Egli stava in quel mondo senza libertà con la sua indipendenza di pensiero,
con la sua forza interiore, la sua fede, nella speranza di salvare il mondo
con la sua arte. Ecco la tipica caratteristica russa: prendersi in carico la
responsabilità del destino del mondo. Questo rende lo spirito russo così
diverso nel pensare dal modo Latino e germanico e crea i momenti più
significativi e gli approcci più arguti tipici della cultura russa da un
lato ed anche dai più gravi e tristi approcci dall'altro lato. La Russia è
sempre stato un paese di estremi contrasti ed alta civiltà in ogni aspetto.
Non di meno, in Occidente la Russia è vista come un paese dove manca una
lunga tradizione culturale. Il più basso strato della società è piuttosto
selvaggio e barbaro. Questi elementi "Tatar" orientali sono i più
pericolosi. L'alta società in contrasto è "super-civilizzata". Ma la Russia
non prospera nella struttura di una civile società-culturale. Il genio russo
può essere trovato dovunque. La Russia non si deve bloccare soltanto sulla
sua eredità orientale. Ma non si deve nemmeno occidentalizzare totalmente.
La missione della Russia è di divenire 1' "Est-Ovest" per servire da anello
di congiunzione fra i due mondi.
Igor Torschenko non è per caso che vive fra l'Oriente (India) e l'Occidente
(Austria) e l'Est-Ovest (Russia). La religione e la filosofia orientale sono
sempre state di grande influenza per il modo russo di pensare e i pittori
attraverso la storia sono stati entusiasti della cultura occidentale così
ricca di tradizioni. 11 giovane, eppure maturo senso pittorico e artistico,
profondamente radicato nella religione e nella filosofia, è davvero
impressionante. Quando gli domandi su come lui interpreta il termine "arte"
lui risponde: "In ogni essere umano c'è qualcosa che aspetta di essere
rivelato. Questa rivelazione può essere l'arte. L'arte mostra la via al sé.
Non è un divertimento ozioso sebbene se per molti lo sia. Ed ha anche un
altro aspetto: ha il potere di mostrare l'essenza suprema. L'arte è un gioco
illusorio dove noi possiamo davvero trovare una cosa - il sé. Noi dobbiamo
conoscere noi stessi meglio e questo è il punto: nel nostro mondo di
illusioni il trovare se stessi rimane reale. Sono ciò che sono e questo è il
modo in cui mi vedo. Io trovo e comprendo il mio anelito. Da dentro il mondo
delle illusioni esploro i modi per soddisfare ciò a cui anelo. Scopro la
cosa che dà significato alla mia vita: la mia arte mi porta ad agire allo
scoperto. Penso che lo scopo del dipingere sia di liberare l'anima dalle
catene della routine quotidiana: di accordare il silenzio con una voce che
possiamo ascoltare lasciando che l'arte ci guidi verso il nostro vero
essere. Ognuno dei miei dipinti ha un effetto ottico che lo contraddistingue
e due dimensioni: l'interna e l'esterna. La dimensione interna è di primaria
importanza e rimanda ai risultati della mia meditazione. Nel vedere questa
dimensione, bisogna cambiare la focalizzazione degli occhi o annebbiare la
vista dell'immagine. La dimensione esterna non può offrire la visione
profonda dello spazio spirituale. Nel futuro evidenzierò la dimensione
interiore in modo che emerga al livello della dimensione esteriore così che
anche l'osservatore senza esperienza di meditazione comprenderà io vero
messaggio del dipinto. Vladimir Nabokov cercò tutta la vita di provare che
se l'osservatore giudicava la perfezione di qualsiasi lavoro d'arte lui
doveva possedere il dono della percezione assoluta. In altre parole:
l'osservatore deve necessariamente uguagliare le capacità artistiche del
pittore o in altre parole: essere un creatore. La mia arte non si cure dei
colori, le linee ed i toni e neppure della forma degli oggetti. Ma riguarda
l'essenza invisibile che sta dietro l'oggetto e la sua forma". Questa è
l'energia positiva diffusa da Igor Torschenko, la libertà e la bellezza, che
lui offre a tutti gli spiriti a lui in sintonia.
Elena Kirchberger - Egarmina
Si ringrazia Maria Giovanna
Piras della Galleria "Micrò" di Torino per la preziosa collaborazione.
Giugno
Dal
27 al 10 Luglio
Manuela Raimondo
Luglio
Dal 11 al 24
Andrea Di Buduo
Dal 25 Luglio al 8Agosto
Andrea Di Buduo
Andrea di Buduo
"Automotive paintings"
Nato a Bisceglie 33 anni fa, Andrea cresce con 2 forti passioni: il disegno ed il mondo dei motori. Arriva quasi naturale l'idea di coniugarle studiando Car Design. Obbligatoria
però la scelta di lasciare la Puglia e partire per Torino dove frequenta l'istituto d'Arte Applicata e Design. Nel 1998 al termine degli studi viene assunto presso la Stile Bertone. Qui entra nel magico mondo del design traendo quotidiana ispirazione dai capolavori esposti nel museo adiacente lo studio: Lamborghini Miura e Countach, Lancia Stratos e
così via...
Dopo alcuni anni arriva la decisione di andare in Germania e di passare a lavorare direttamente per una casa automobilistica .Nel 2001 approda alla Ford nello Studio di Colonia dove influenza positivamente il team di lavoro contribuendo alla realizzazione di nuovi modelli quali S-Max, Mondeo, nuova Ka e soprattutto il prototipo iosis, manifesto del nuovo linguaggio stilistico della Ford, il Kinetik Design.
E' durante questi anni che inizia ad interessarsi alla pittura, sperimentando tecniche e soggetti diversi.
La svolta arriva quando, passando a funzioni più organizzative (diventa Design Manager nel 2007) ha sentito l'esigenza, in privato, di
intraprendere un percorso più genuinamente creativo svincolato dai rigidi processi legati all'industrializzazione dei prodotti. Decide quindi di dedicare alla pittura molte
più energie. Ovviamente senza rinunciare alla propria passione per le auto ma usando come soggetti e studiando proprio quelle creazioni che lo ispirano e che in qualche maniera l'hanno avvicinato al mondo dei motori.
In particolare decide di omaggiare quelle vetture che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell'automobile, sculture viaggianti in tutti i sensi che hanno avuto il merito di istigare la propria passione per il car design.
Un omaggio agli anni belli delle corse, alla modernità delle combinazioni cromatiche usate e all'attualità' di certe forme.
I dipinti vengono eseguiti con tecniche diverse utilizzando colori acrilici a spatola e a pennello su tele di dimensioni variabili fino a 2m.
I soggetti vengono rappresentati in prospettive e contrasti di luce che ne esaltano la
drammaticità di forme e superfici.
La galleria e' chiusa il Lunedì ed il Martedì.
Mario Giammarinaro
Dal 5 al 18
Settembre
Settembre
Dal 5 al 18 Settembre
Mario Giammarinaro
Mario Giammarinaro
è nato a Torino nel 1951
vive e lavora a Pralormo - To - via Santo Stefano Roero 6 tel 011 94
81397 www.mariogiammarinaro.it
In tutti i suoi manufatti, si notano la personalità plurima dell’
artista: l’alchimista, lo sciamano, il ricercatore
scientifico disciplinato e preciso che sperimenta nuove possibilità
della materia tecnologica e la forgia
esteticamente in modo innovativo.
Conosce il segreto delle colle, dei leganti, delle amalgame
sintetiche, dei pigmenti industriali, delle resine
e dei polimeri plastici. Nel suo crogiuolo filtra, impasta, mescola,
cuoce condensa e modella derivati idrocarburici
che con il suo intervento diventano nuove terre dai riflessi vitrei.
RIFLETTE con un approccio filosofico sul tema della tragedia
prendendo come pretesto le grandi catastrofi
ecologiche, ma le sue opere raccontano in verità il quotidiano
insulto, lo sfregio continuo, il vandalismo
gratuito e anonimo al paesaggio, alle persone e alle cose, una
molteplicità di piccoli e grandi drammi
umani, storie efferate che per quanto prossime alla nostra
quotidianità, finiscono di rimanere inascoltato,
sordo rumore di sottofondo.
Giammarinaro si interroga sulla transitorietà della vita; cerca il
senso dell’esistenza dell’universo e si interroga
su quale ruolo occupa l’uomo nel teatro della natura. Come artista
rivendica il debito di testimonianza
nei confronti del mondo fisico e biologico sempre di più vittima
della violenza individuale e collettiva e
ci invita ad un sentimento di corresponsabilità nel tutelarlo e
preservarlo integro.
Giovanni Cordero
Settembre
Dal 19 Settembre al 2 Ottobre
Renzo Mezzacapo
Renzo Mezzacapo
“L’Enigma Ricomposto”
19 Settembre – 2 Ottobre 2010
La galleria Artinvest srl – Torre della
Filanda di Rivoli (TO) propone una mostra significativa del Maestro
Renzo Mezzacapo. Saranno esposte circa 50 opere, molte di grandi
dimensioni, realizzate negli ultimi anni, che permetteranno una
visione completa del lavoro del noto artista toscano. Il titolo
“L’Enigma Ricomposto” nasce da alcuni quadri della sua più recente
produzione nei quali Mezzacapo è alla ricerca delle radici della sua
inquieta ed inquietante pittura. Le sue opere si ispirano a tutto
ciò che ha come soggetto esplicito quella componente dell'
immaginario umano in cui ricorrono non solamente ambientazioni e
personaggi elaborati spiccatamente dalla fantasia, non di rado
onirici o ispirati alla mitologia, ma anche elementi del reale che
si incontrato sulla linea estremamente labile che divide il vero dal
fantastico, il sognato dal vissuto, linea che si muove avanti ed
indietro in funzione dei tempi e delle culture; una bella pittura
sulla linea del ritorno alla figurazione che in questi ultimi tempi
ha contraddistinto le grandi fiere d’Arte nazionali. Nell’intento di
coniugare il fantastico con il reale Mezzacapo cerca di liberare il
“fanciullino” dai condizionamenti della civiltà delle regole e dei
divieti, esprimendo, in tale modo, la sua dimensione creativa
altamente liberatoria e, talvolta, poetica. Il lavoro di Mezzacapo
trova da sempre un fondamentale elemento di continuità in una
ricerca personalissima tesa a scoprire quello che lui chiama “il
mistero delle cose” tema dominante della sua pittura realizzata con
un linguaggio simbolico-fantastico ed una tecnica particolarmente
accurata che ha radici significative nella storia della pittura
Toscana.
Ottobre
Dal 3 al 30
Ottobre Gli artisti di
Artinvest
“La scuderia di
Artinvest al completo”
Siamo
orgogliosi dei nostri ragazzi, degli artisti che hanno deciso di
percorrere il loro cammino professionale con noi, perchè le loro
qualità è il loro talento sono fuori discussione, abbiamo creato un
team eccezionale, chiediamo scusa se pecchiamo di presunzione, ma
ogni singolo artista è ed ha le capacità di emozionare e trasmettere
tutto l'entusiasmo di chi lavora con passione e gioia. Giorgio Flis,
Martino Bissacco, Katarzyna Jasiukiewicz, Mario Giammarinaro, Antonio Saporito,
Manuela Raimondo, Vittorio Varrè, Vincent Poche, Bruno Filacchione,
Roberto Bruno, Elisa Donetti, saranno esposti tutti insieme per la
gioia degli amanti dell'Arte e delle passioni.
Svetlana Nicolic
Posticipata dal 14 Novembre al 4 Dicembre
Novembre
Dal 31 Ottobre al 13 Novembre
Rachele Mari-Zanoli
Rachele Mari-Zanoli
"Immagini materiche"
Rachele
Mari-Zanoli nasce nel 1968 a Billens nella Svizzera francese da
madre svizzera e padre italiano. Nel 1974 si trasferisce nel Ticino
dove frequenta le scuole dell’obbligo. Dopo il liceo, all’età di
diciassette anni, va a vivere a Zurigo dove studia all’Istituto
Superiore per traduttori ed interpreti, implementando la conoscenza
delle lingue inglese francese e tedesco. Lavora per diversi anni
all’aeroporto di Zurigo per tre compagnie aeree americane. Nel 1993
nasce la prima figlia Selene e nel 1995 il secondogenito Diego. In
quegli anni lavora come insegnante di italiano presso l’ufficio del
lavoro di Zurigo. Inizia e completa lo studio di ingegneria di
sistema e lavora per un lungo periodo in una delle principali banche
svizzere, inizialmente in Svizzera e poi risiedendo di volta in
volta in differenti nazioni. Dopo ventidue anni di migrazioni, fa
seguito un soggiorno di tre anni in Spagna, a Madrid e
successivamente torna a vivere e lavorare nella Svizzera italiana,
in qualità di responsabile in un team di capi progetto nel settore
bancario informatico.
La pittura ed i colori hanno sempre fatto parte della sua vita, sin
dai suoi primi ricordi. All’età di otto anni frequenta un atelier di
pittura. Esperienza che suscita da subito un amore incondizionato
per quest’arte, che si tradurrà nelle prime opere pittoriche. Dopo
aver esperito il figurativo (per lo più nudi femminili) passa ad una
pittura geometrica, lineare, grafica, infine giunge ad una pittura
“astratta e concreta”. Può sembrare un paradosso, ma si tratta di
un’arte contraddistinta da piani e colori, scevra da simbolismi che
allude alla ricerca di verità, lasciandosi guidare da intensi colori
materici, che concretizzano l’astrattezza dell’idea. La materia
entra con decisione nelle sue opere: corde, metalli, legni e gesso
su tele. Dipinge esclusivamente all’esterno, a contatto con la
natura. Sin dalle prime realizzazioni un intenso fil rouge
caratterizza il suo operato. Ogni tela è un proseguo di quella
precedente, una ricerca ulteriore, un passo in avanti che attinge
dal passato, pur non ripetendosi. È unica, è l’oltre. Rachele
Mari-Zanoli vive la pittura non soltanto come ricerca interiore e
mera rappresentazione. Ma soprattutto come intersoggettività. La sua
peculiarità stilistica si nutre delle esperienze maturate nei paesi
in cui ha vissuto ed è altresì arricchita dagli studi che sta
attualmente conseguendo a Torino nell’ambito filosofico e da
collaborazioni quali quella con il CERN di Ginevra ed i workshop con
i bambini. Dipingere è per Rachele Mari-Zanoli una grande gioia ed
esperienza di vita, connotata da colori e materiali. Il sentimento
come essenza della sua pittura.
Nasce
a Belgrado da famiglia di antica nobiltà russa. Appassionata di
pittura, fin da piccola vince numerosi premi per il suo talento. Si
laurea all’Accademia di Belle Arti a Belgrado e si specializza in
ritratto psicologico con un corso post-laurea. Dal 1985 inizia a
viaggiare, prima in Italia poi in Francia, alla ricerca di nuove
ispirazioni artistiche e dal 1987 gira in tutta Europa per esporre i
suoi lavori; già dalla fine degli anni ottanta è presente nelle più
importanti gallerie europee: Londra, Parigi, Ginevra, Bruxelles,
Firenze, Roma e Milano. In questi luoghi Svetlana Nikolic incontra
altri artisti ed entra in contatto con il fermento culturale di
quegli anni. I frequenti viaggi che intraprende sono lo spunto per
una nuova ispirazione pittorica, dove l’artista viaggia
metaforicamente anche all’interno di se stessa e della propria
memoria. Compaiono allora nelle sue opere nuove figure e immagini
che rimandano a rappresentazioni artistiche più concettuali, a
ricordi anche dolorosi, alla metabolizzazione della sofferenza
attraverso l’arte e che diventeranno, negli anni successivi,
elementi fondamentali e caratterizzanti della sua pittura. La
profondità dei contenuti e la poliedricità dei suoi riferimenti
iconografici la consacrano, seppur giovanissima, artista conosciuta
e apprezzata in tutta Europa. Nel 1990 si trasferisce a Parigi, su
invito dell’architetto Josip Holubec: nella capitale francese entra
in contatto con le personalità più originali e creative di quegli
anni, vivendo esperienze di arricchimento personale, sia umane che
artistiche. Mossa dall’inquietudine, Svetlana Nikolic vuole
conoscere altre realtà e condividere le proprie esperienze di
ricerca pittorica anche al di fuori dei confini francesi. Pochi mesi
dopo il suo soggiorno a Parigi, è la volta dell’Italia di cui si
innamora a prima vista e il cui patrimonio artistico classico
tornerà molto frequentemente come sfondo o elemento iconografico nei
suoi quadri. La prima città italiana dove si stabilisce è Rimini. Da
artista ormai affermata, proprio a Rimini, nel fiabesco Grand Hotel,
incontra Federico Zeri: il critico ammira alcune sue opere ed elogia
il suo lavoro. Nel 1992 è la volta dell’incontro con Federico
Fellini, sempre nel capoluogo romagnolo. Riesce a conoscerlo e a
mostragli i suoi quadri, il maestro apprezza il talento e la
passione con cui lavora la giovane pittrice. Il 1996 è un anno
importante per Svetlana Nikolic, si trasferisce a Milano, che
diventerà la sua città di elezione, dove lavora e vive anche oggi.
Nel 1999 torna a Parigi dove le viene presentato Pierre Cardin, con
cui inizia un lungo sodalizio artistico. Da quel momento Svetlana
Nikolic inizia ad esporre i suoi quadri nello spazio dello stilista
nella capitale francese: il Salon Coup de Coeur. Nei primi mesi del
2000 è ospite di Ernst Fuchs a Vienna e, ad aprile dello stesso
anno, alla galleria Ca’ d’oro, in piazza di Spagna a Roma, una sua
personale inaugurata alla presenza di un entusiasta Vittorio Sgarbi,
riscuote un notevole successo di critica e di pubblico. Acclamata
ormai artista di fama internazionale, dopo la mostra di Roma, a
giugno dello stesso anno, in seguito ad una sua esposizione nel
principato di Monaco, viene invitata come ospite d’ onore ad una
serata con il principe Alberto. Tre anni più tardi, stabilitasi
definitivamente a Milano, partecipa ad una iniziativa di Porsche e
Bayer per cui decora interamente a mano un’automobile che verrà
battuta all’asta e il cui ricavato sarà devoluto ad un’associazione
no profit impegnata in progetti di beneficienza per bambini. Nel
capoluogo lombardo Svetlana Nicolik vive un nuovo periodo di
produzione artistica più consapevole e matura, dove l’ inquietudine
dell’inizio della carriera lascia il posto ad una rielaborazione più
pacata dei sentimenti, anche a livello iconografico: i cromatismi
sono più omogenei e compaiono spesso i ritratti dei suoi familiari.
Dalla fine del 2007 inizia una prestigiosa collaborazione con la
galleria di Londra Imago, che culminerà, all’inizio dell’anno
successivo con la collettiva: “Cento anni di pittura italiana”, dove
le tele della pittrice affiancano artisti del calibro di Modigliani,
Balla, De Chirico, Burri, Morandi, Fontana, Manzù, Schifano,
Kounellis e De Maria, solo per citarne alcuni. La collaborazione
continua ancor oggi e alcune opere di Svetlana Nikolic sono esposte
all’interno della galleria inglese. Dal 2008 partecipa al MiArt, la
fiera internazionale di arte moderna e contemporanea che si svolge
annualmente a Milano, ed ad altre importanti manifestazioni di fama
internazionale. Nel 2010 è diventata socia del Museo della
Permanente a Milano, e, da rotariana doc, svolge, sempre nel
capoluogo lombardo, una preziosa attività di impegno sociale,
donando spesso i suoi quadri per sostenere molti progetti di
solidarietà. Pittrice surrealista, dipinge una realtà reinterpretata
dalla sua particolare sensibilità, prediligendo luoghi e persone
care. Nei suoi quadri prevalgono colori come l’azzurro e il rosso e
l’oro, forme geometriche, paesaggi astratti e nature morte. La sua
ispirazione proviene soprattutto dall’Italia, dai suoi colori, dal
calore della gente e dall’arte. La fede è un’altra fonte di
ispirazione fondamentale nella sua pittura, insieme all’esperienza
politica del comunismo che segna dolorosamente la sua personalità
indipendente ed alla continua ricerca di spiritualità. Nelle sue
opere, Svetlana Nikolic riesce a trovare temi, simboli, forme e
colori in grado di comunicare la sofferenza della condizione umana,
nella quale è potente il desiderio di libertà e di felicità. Durante
la sua carriera artistica ha allestito molte mostre personali e
preso parte a numerose collettive nazionali e internazionali. Le sue
opere figurano in collezioni e raccolte di enti pubblici in Italia e
all’estero.
Dal 5 al 31 Dicembre
Egidio
Castelli "Time
is on my side"
Egidio
Castelli
Nato
a Tradate (Varese), Egidio Castelli frequenta gli studi d’indirizzo
tecnico e si diploma Perito Industriale. Collezionista e amatore
d’arte, si interessa di pittura contemporanea. In collaborazione con
il maestro vetraio Afro Celotto produce a Murano vetri artistici. E’
fotografo amatoriale. Alla fine del 2006 sperimenta nuove tecniche
pittoriche. Incoraggiato da amici collezionisti e da galleristi, nel
2008 si propone in campo artistico. A Gennaio 2008 pubblica il
volume dei lavori realizzati nel corso del 2007 ed espone alla Fiera
d’Arte Contemporanea di Bergamo. Numerose sono le sue partecipazioni
a mostre
personali e collettive ed eventi in Italia e all’estero tra cui
ricordiamo nel 2008 le personali presso la Galleria Previtali di
Milano e alla Galleria Casa d’Arte di Vercelli; nel 2009 la
personale alla Galleria Art & Wine di Prarolo (VC) e le
partecipazioni alla New York Broadway Gallery e alla Chicago Kasia
Kay Art Projects Gallery. A settembre del 2009 Castelli ha esposto
alla Rocca di Fontanellato, con il Patrocinio dell’Assessorato alla
Cultura del comune di Fontanellato. Egidio Castelli vive e lavora in
provincia di Varese e nel Canton dei Grigioni.
egidio.castelli@tubifal.com