Cliccate sul nome per il dettaglio della mostra

 

 

Gennaio 2009

fino al 20 Febbraio Giorgio Flis "L'emozione del gesto"

Febbraio

Dal 21 Febbraio al 13 Marzo Antonio Saporito "Geometrie astratte"

Marzo

Dal  14 al 31 Marta della Croce, Stefania Quartieri, Elena Roncoli, Daniela Birindelli "Formae mentis"

Aprile

Dal  1° al 19 Claudio Malacarne "Diari di viaggio"

Dal 22 Aprile al 14 Maggio Mauri "to live and re - live"

Maggio

Dal 15 al 31 Manuela Raimondo  "Metamorfosi dell'apparenza"

Giugno

Dal  4 al 19 Babel "linguaggi e forme del contemporaneo"

Giugno

Dal  20 al 12 Luglio Egidio Castelli "Inesauribile energia creativa"

Luglio

Dal  18 al 9 Agosto Vincent Poche "playing with colors"

 

Agosto

Chiuso per ferie dal 10 al 26

 

Settembre

Dal  29 Agosto al 18 Settembre Elisa Donetti, Gianmario Quagliotto   a cura di Sabrina Sottile

Dal  19  Settembre al 2 Ottobre Varrè  "Peripezie cosmiche".

 

Ottobre

Dal  3 Ottobre al 18 Ottobre Bruno Filacchione "Quel sapore di antico"

 

Bruno Filacchione
“Quel sapore di antico”

Scriveva Immanuel Kant: “Il bello della natura si riferisce alla forma dell'oggetto, la quale consiste nella limitazione. Il sublime invece può riferirsi anche ad un oggetto informe, in quanto in esso, o per suo motivo, sia rappresentata un'illimitatezza a cui si aggiunga il pensiero della sua totalità” lo scriveva senza sapere che nell’Arte , oltre 200 anni dopo, un pittore lo avrebbe preso alla lettera immortalando sulla tela qualcosa che sarebbe andato oltre la mera immagine, che sarebbe stato in grado di imprimere oltre al colore e alla maestria della figura, l’emozione di quel momento, la magia del sogno o del pensiero, l’attimo che passa lasciando una scia di emozioni. Talvolta si crede vedendo un dipinto, che sia semplice e banale e a volte non sbagliamo, ma altre volte approfondendone la visione scopriamo che oltre a ciò che vediamo c’è qualcosa di magico che lo attraversa, quasi che un alone di mistero ce lo faccia diventare diverso da quello che il nostro occhio percepisce, divenendo misteriosamente portatore di sensazioni, catalizzando non più il nostro sguardo, ma la nostra mente, infondendoci ricordi e sapori di atmosfere vissute. La peculiarità di Filacchione è che non si limita a fornirci emozioni, ma ci racconta attraverso la tecnica e il dipinto un mondo che fu’, ma non banalmente come i pittorucoli della Domenica che scimmiottano gli impressionisti e che per molti sono bravi a riprodurre il paesello il fiumiciattolo o le città, ma con la classe e l’eleganza che solo i grandi nomi della pittura hanno saputo regalarci in memorabili tele che vengono gelosamente conservate nei più importanti musei del mondo. La sua pittura non è certamente solo visiva, oltrepassa l’occhio e ci colpisce il cuore e la mente, lo stupore che ci regala Filacchione è uguale a quello che ci è stato elargito dai più grandi maestri, con dipinti caratterizzati da una tecnica unica e personale e con opere che inondano meravigliosamente la nostra mente, riversandoci il sapere e l’amore che scaturisce solo dalla passione smisurata per qualcosa in cui si crede ciecamente: l’Arte.

Roberto Girardi

 

 

Novembre

 

Amerigo Dorel

“Fiat lux! Et lux facta est = La luce sia ! E la luce fu”. L’imperativo categorico della creazione universale si ripete ogni volta che Amerigo Dorel mette mano a martello e scalpello, per creare statue, sculture, monumenti, da inserire nello scenario naturale di parchi e piazze, con mutevoli effetti di luce e ombra. Lame di luce, schegge di luce, spiragli di luce solare, lunare, stellare si alternano sulla superficie levigata o grezza, liscia o ruvida, morbida o spigolosa delle sue mirabili opere d’arte, sbozzate nel marmo, per dare forma all’idea pura, al pensiero profondo, alla fede tenace.

  Dal 8al 30 Novembre 2009

 

Dicembre

Dal  6 al 31 Franco Fortunato "Il temario di un vagabondo che fantastica"

 

 

 

Nato a Roma nel 1946, Franco Fortunato si forma artisticamente da autodidatta, seguendo fin da giovanissimo il proprio spirito creativo e la propria innata passione per il disegno e per la pittura. Dopo aver compiuto studi scientifici, volge il suo sguardo al mondo della letteratura e della storia da cui trae  gli stimoli e le suggestioni per dare vita al suo originalissimo linguaggio. Sono in particolare i pittori trecenteschi ad affascinarlo e da essi recupera il gusto per la semplicità figurativa, la sintesi ed il rigore geometrico in un contesto di  fantastica surrealtà e di trasfigurazione della realtà.

Negli anni Settanta inizia ad esporre con il “Gruppo Figurale il  Babuino”, partecipando tra l’altro alla grande mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini nel 1976, gruppo dal quale si è poi distaccato alla ricerca di un proprio linguaggio e di una completa autonomia di azione. È in questo momento che nasce il suo particolare metodo di lavorare per “cicli”: dalle Storie del parco ai Barboni che dipinge tra il 1980 e il 1985, ai  Racconti per l’Europa del 1992, dedicato alla  nascente  Unione Europea e ai dodici Paesi che la fondavano. Nel 1994 affronta il tema di Pinocchio, primo ciclo ispirato ad un romanzo, che riprenderà poi nel 2004. Non è però un caso se scene tratte dal Pinocchio appaiono già nel ciclo dei Racconti per l’Europa dove  viene raffigurata l’Italia. Per l’artista, infatti, il romanzo di Collodi è soprattutto un grande affresco del nostro paese, con la sua povertà, la sua corruzione, le sue malefatte e Pinocchio incarna quindi non solo una favola per bambini, utile tuttavia anche agli adulti, ma soprattutto un preciso spaccato della nostra società.

Prosegue, sempre negli anni Novanta, con l’Inventario e le Città invisibili, ciclo quest’ultimo chiaramente ispirato a Italo Calvino, e poi con i Ritrova=menti e le Città ritrovate. Sottesa temporalmente e tematicamente rimane sempre la figura del Vagabondo, che rappresenta per Fortunato una dominante di poetica che affiora e riaffiora autonomamente e nelle altre tematiche. Un personaggio che compare già a  partire dagli anni Ottanta e viene  riproposto fino ai giorni nostri, ogni volta con aggiunte e mutamenti che registrano il cambiamento stesso e l’evoluzione di tutto il suo lavoro.

Nel 2000 torna sui temi letterari affrontando il ciclo dedicato al Piccolo Principe, il capolavoro di Antoine de Saint Exupéry, mentre nel 2003 sono ancora le architetture ad attrarlo con il ciclo Architetture fantastiche. Nel 2005 realizza l’importante  ciclo su Moby Dick presentato nella significativa mostra allestita a Piancastagnaio (Siena) e successivamente realizza le Storie di Mari. Cicli accompagnati da altrettante mostre in Italia ed all’Estero: Svizzera, Francia, Belgio, Spagna, Argentina, Olanda, Stati Uniti, Germania, Canada.

Ha realizzato varie pitture murali su edifici pubblici e privati. Fra queste va ricordato Via Matris Gloriosae  nella chiesa di Santa Maria Maggiore di  Caramanico Terme.

Il suo lavoro si sviluppa anche nel campo della grafica, della scultura e della ceramica.

 

 

Gennaio 2010                                       

Dal 10 al 30  Giorgio Flis

Scrivere una recensione critica sulle capacità di questo o quel pittore oggi è solo affar di soldi, non importa se dipinge poco meglio di un neonato o se imbratta la tela con il classico sentiero affiancato da un fiumiciattolo, con la contadina (di spalle) intenta ad arrivare nella sua sperdutissima dimora, si spenderanno sempre parole di elogio per decantarne pregi e tecnica pittorica, quasi paragonabile a quella di Leonardo da Vinci. Purtroppo il più delle volte neanche lo stesso critico che ha stilato la recensione capisce cos’ha scritto, la maggior parte delle recensioni sembrano trattati filosofici, infarciti con paroloni che poco c’entrano con quello che si vede o che non hanno alcuna attinenza con le caratteristiche di quel pittore, paroloni che servono a farlo sembrare, con un linguaggio cubista, il più bravo pittore del mondo. Purtroppo quasi sempre si tratta di semplici imbianchini. Sapete, le frasi altisonanti fanno sempre il loro effetto e siccome i creduloni sono tanti, il gioco potrebbe volgere a loro favore; poco importa mi dirà qualcuno, basta raggiungere lo scopo; bah, contenti voi, ma forse non sapete che alcuni critici hanno addirittura le recensioni già scritte e le appioppano a secondo dei casi e della cifra pagata a questo piuttosto che quel pittore indipendentemente da quello che dipingono, bella roba vero? Immaginatevi con quale animo mi accingo a scrivere, gratis, una recensione per colui che invece è un grande Pittore nei fatti e non solo nei giudizi o nei testi di qualche critico esaltato. Mia moglie l’altra sera nel rientrare in auto a casa, parlando di Flis mi ha detto: è un po’ come se Giorgio fosse il Signore della pittura ….. bella mi son detto, semplice e assolutamente azzeccata, basterebbe questo per concludere quello che invece dovrà diventare un discorso più tecnico. Quanti di voi non conoscono Giorgio Flis? Non molti oramai perché il fenomeno pittorico che sta caratterizzando l’Arte informale ha preso sempre più le sembianze di questo eclettico pittore piemontese. Vorrei parlare di Giorgio facendo si, che mi legge adesso, sappia realmente di cosa parlo, vorrei che quei pochi che ignorano il fenomeno Flis guardassero le sue opere prima di proseguire, proprio perché non si pensi che ne parlo a sproposito o esagerando. Osservando le sue tele vi sentirete immediatamente proiettati in una dimensione ben più grande di quella della tela, perché le opere di Flis non si limitano entro confini fisici ma proseguono nello spazio come proiezione di un gesto che tende all’infinito. Pensate al cosmo e al suo moto perpetuo, a quanta diversità possa esistere spaziando con l’occhio in una sorta di viaggio stellare, questa è la diversità che caratterizza la pittura di Flis, ogni soggetto vive quel microcosmo, appartiene ad un microsecondo di quel tempo infinito che fa parte di ciò che vi gravita dentro. Mai si ripeterà l’emozione di rivivere quella sensazione perché Giorgio è già pronto a regalarcene un’altra, una sorta di Paradiso del cambiamento che gli permette di rinnovare le nostre emozioni ad un ritmo quasi ipnotico e che ci trascina in un turbine di emozioni che incantano mente e corpo. Osservate il cromatismo è come se oltre il pittore ci fosse uno stilista, qualcuno che studia attentamente la disposizioni dei colori per evitare accozzaglie di materia che renderebbero il dipinto inelegante e non gradevole, è come se la natura gli avesse regalato la capacità di infondere il tocco naturale del creatore; senza esagerare Giorgio incarna l’anima del gusto classico e lo spirito dell’innovatore, riesce infondere in ogni dipinto emozioni che hanno a che fare solo con l’infinito, ma Flis è solo Flis, incarna in una sola anima tutte le personalità che servono a rendere grande un pittore e a permetterci di guardare i suoi dipinti con la consapevolezza di sapere di avere a che fare con la storia.

Roberto Girardi

Febbraio

Dal  31 Gennaio al 12  Febbraio   Martino Bissacco  "Happiness colors"     

                             

dal 14 al 27 Febbraio  Katarzyna Jasiukiewicz "Oltre la vista"

 

Marzo

Dal  28 Febbraio al 13  Marzo  Maurizio Oddenino (Mauri)

 

 

Le vorticose emozioni di "Mauri "

 

 

La grande voglia di "vivere" e la sua gioiosa presenza, in un certo senso ci suggeriscono la trama dei dipinti che realizza con un caleidoscopico giro di colori, intrecci e spazi che ci lasciano immaginare ciò che per lui rappresenta la pittura: esternare la passione che lo spinge a credere che dietro ogni porta non si celi un pericolo ma un' opportunità, che provarci è sempre meglio del non fare nulla e che ciò che sei, lo devi quasi sempre a ciò che fai. Magro, attento, profondo e costante come solo chi crede nei propri mezzi riesce ad essere. Mauri trasfonde nelle tele la sua vita, senza arroganza, narrandola con i colorì e i gesti che più gli sono consoni e che si possono interpretare come dolci note che piroettano festanti nell'aria. In ogni realizzazione scopriamo che l'artista non indugia sul particolare per non svelare appieno ciò che si appaleserà solamente entrando in sintonia con quello che non è scritto ma impresso con maestria e grazia da una mano che non preme per nulla sulla tela, in una sorta di rispetto che lo porta a non maltrattarla, ma vi aleggia sopra come un aquila, che appena muove le ali nel suo maestoso volo. La volontà di essere musa per gli occhi di chi lo osserva, fa sì che Mauri molto spesso, giochi con lo spazio, sia una tela di modeste dimensione, sia una ben più generosa scenografia teatrale, dove ecco che nella grandezza della tela, scopriamo quanto possa essere immediato e forte il segnale di gioia e allegria che riesce a trasmettere. Se mi si chiedesse, per concludere, di dare un giudizio sintetico su Mauri utilizzando pochi aggettivi, beh, credo che sarei assolutamente imbarazzato a decidere quale, perché molti di loro calzerebbero "a pennello" ma sicuramente ed essendo sicuro di non cadere nel banale, direi semplicemente "geniale!."

 

 

 

Varrè

Anthology

dal 14 al 27 Marzo

 

Prorogata fino al 10 Aprile 2010

 

 

 

 



Varrè: un percorso che spazia dalle origini sino alle ultime creazioni, ecco quello che presentiamo in questa mostra che l'artista torinese realizza nel pieno del suo "fermento artistico", opere che rappresentano cicli vitali e decisamente singolari. Opere confezionate per creare emozioni e per farci immergere nello spazio e nel tempo. Non riuscirete a rimanere indifferenti osservando le opere di Varrè, perché sono diverse e coinvolgenti, perché ci narrano un percorso che è comune a tutti noi, ci raccontano cose che sono parte di noi e che ci accompagnano in molti momenti della nostra vita .

 

 

Aprile

Dal  11 al 18  "Artinvest espone la propria collezione" 

              

Dal  19  Aprile al 1 Maggio "Vincent Poche"

 

 

 

 

Vincent Poche "L'amico del colore"

19 Aprile - 1 Maggio 2010

 

 

 

 

Maggio

Dal  2 al 14   Torre d'Artista

 

 

 

 

 

 

“Torre d’artista” 2010

 

Prende ufficialmente il via il due di Maggio, una manifestazione che ambirà a diventare un punto fermo nel panorama dell’Arte per la promozione di nuovi talenti e per la valorizzazione di artisti già affermati . Abbiamo il desiderio di tornare a svolgere il mestiere di galleristi, di scoprire e valorizzare le giovani leve che intraprendono questo difficile mestiere che molti invece, iniziano pensando di guadagnare facilmente, realizzando magari, spazzatura che molte gallerie vi spacceranno per arte. Fortunatamente il vero collezionista non si fa’ ingannare, sa per esperienza che l’arte, quale che sia, è sempre un punto di partenza dal quale è davvero difficile allontanarsi, ci riescono in pochi e solo dopo grandi sacrifici, diffidate da coloro che vi dicono di essere dei grandi nomi, mentono quasi sempre, vogliono sicuramente “piazzarvi qualcosa”; per essere davvero importante bisogna attuare un percorso, non pensare di dichiararsi mai arrivati e avere l’umiltà di volere sempre imparare e raffrontarsi con tutti. Da noi 12 artisti si confronteranno, si scambieranno pareri e magari anche sogni, ci sono grandi nomi e giovani in erba, ognuno con qualcosa da dire e alle spalle o tanta esperienza o tanto studio, già dimenticavamo, per tutti quelli che pensano che basti sporcare la tela, tanto l’informale è solo un miscuglio di colori, per noi è molto importante invece ciò che avete fatto prima, perché quasi nulla nasce dall’ improvvisazione. Vi invitiamo a visitare gli artisti che espongono, perché possiate farvi un idea del loro talento e magari pensare di partecipare anche voi alle prossime edizioni ……… perché questo è solo l’inizio.

Roberto Girardi

 

 

 

 

 

 

 

Dal 16 Maggio al 12 Giugno 2010

 

PIER DOMENICO MAGRI — ENZO RATTO — ANTONIO SAPORITO

"TRANS-PICTURE" ©2010

Da un’idea critica di Giulia Sillato  

 

Trans-Picture è la dimostrazione della convivenza, nell’Arte Contemporanea italiana, di forme e linguaggi artistici che dall’atavismo pittorico si muovono progressivamente, con portamento disinibito, verso l’adozione di elementi materiali, fisicamente attendibili, ma distanti dal logos coloristico vero e proprio; immutata restando quella “necessità interiore” — sostenuta da Kandinskij — di proiettare nel kosmos visioni spirituali, artisticamente variegate e, adesso, soprattutto mobili… mobili come il pensiero contemporaneo.

Questo ensemble di tre validi maestri — dalla pittura pura, rappresentata da Pierdomenico Magri, at-tra-verso l’approccio alla materia, indotto da Enzo Ratto, alla consacrazione finale del metallo come totalità espressiva, voluta da Antonio Saporito — illustra questo processo di trans-mutazione, le cui origini risalgono ad una trentina di anni fa, estendendosi, poi, nei suoi sviluppi sino ad oggi.

Molti ricordano LA TRANSAVANGUARDIA, movimento fondato nel 1980 da Achille Bonito Oliva, fresco di esperienza nella lunga direzione della Biennale di Venezia. Era un movimento indirizzato ad un fine ben preciso: il recupero della Pittura come mezzo d’espressione unico e irripetibile, come inimitabile forma di Genio; il panorama artistico dell’epoca era sconcertante per gli estimatori della pittura, rilanciandosi tra loro la palla l’oggettualità pop, l’azzeramento minimal e le prime invasioni di campo (le installazioni). Sulla scia della Transavanguardia si tornò a dipingere, ma in Italia non si era mai smesso di dipingere, fatta eccezione per il fatale volgersi del nostro paese verso modi artistici esterofili, quali insistono tuttora nei sistemi museali ufficiali.

Coloro che scelsero di mantenere aperto e vivo il dialogo con l’Arte degli anni Sessanta e Settanta, a sua volta ramo ereditario portante delle avanguardie storiche, non devono, oggi, pentirsene, perché hanno potuto far fluire all’esterno linfa creativa carnosa e duttile; vivendo, infatti, uno status culturale di natura mistilinea, sospesi tra la necessità di conservazione dell’atto pittorico e l’imput di innovazione nella ricerca di nuove espressività e nuovi materiali, sono riusciti a creare, come dimostriamo in questa sintesi espositiva, una realtà trans-eunte, inafferrabile nei suoi incerti confini e nella sua sfumata definizione: dalla Pittura alla Materia at-tra-verso una sequenza di passaggi, ciascuno concluso, tutti interagenti; in breve, un ponte tra la Pittura e l’esperienza di Burri e Fontana.

Noi, di questi primi anni Duemila, non siamo certo campioni di stabilità e forieri di certezze e questo divenire, accelerato e senza sosta, viene subito percepito dall’estro artistico, che ne assorbe tutta la mobilità, lasciando intravedere apparente carattere di sperimentazione.

Anche il gruppo artistico composto dal critico Oliva aveva un nome con il medesimo prefisso, ma il significato è totalmente altro da quello da me attribuito a questo contesto: in quel caso, la parola TRANS, individuata compattezza e coesione in una realtà di gruppo, ne proiettava l’operatività oltre la barriera avanguardistica, nel senso che il ritorno della Pittura veniva auspicato, con gesto trasgressivo, come un sorpassamento delle avanguardie medesime, un andare, appunto, “oltre”.

Nel nostro caso, invece, la parola, a contesto allargato, mantiene e conserva tutto il concetto di mutamento, di passaggio da una dimensione ad un'altra, di dinamica andata-ritorno; accerta e sancisce la totale instabilità e temporaneità di una condizione, a cui può, rerpentinamente, subentrarne un’altra… tutte chiavi di lettura che reputo acquisite dalla cultura contemporanea, basata su una nuova etica: l’Etica della Trasformazione.

Ma osserviamo un po’ più da vicino questi tre protagonisti di un momento storicoartistico, a mio avviso, assolutamente felice e fecondo, meritevole di maggiore attenzione da parte delle Istituzioni, che però hanno fatto altre scelte, lasciando questa alle Gallerie d’Arte, indirettamente responsabilizzandole sul ruolo esclusivo che sarebbero state chiamate a svolgere. L’Arte italiana poi, a differenza degli esempi europei e transoceanici, ha un magico potere, non riscontrato altrove: l’ascendenza classica, permanente alla base della formazione accademica, ha consentito singolari trapianti sul proprio tessuto millenario, storicamente consolidato (come quello dell’Espressionismo Astratto statunitense che, modello di riferimento per molti, è oggetto di frequenti innesti nella nostra cultura), dando così origine a visioni plurime e parallele, quanto mai suggestive e accattivanti.

È il caso di Magri, il primo, fra i tre, di cui si debba parlare come esponente dell’absolute painting : le sue opere mostrano una socievolezza di carattere che è propria anche all’autore; stabiliscono, infatti, con chi le osserva un’immediata comunicazione empatica, trasmettono familiarità, pare che le conosciamo da una vita, esattamente come conosciamo Boccioni o Pollock, dai quali forse traggono qualcosa, ma — e qui sta il mistero dell’Arte Contemporanea italiana — cosa di preciso non è chiaro, perché, diversamente dai francesi, tedeschi o americani, le cui fonti ispirative sono trasparenti e i modelli scontati, le nostre espressioni artistiche sono come un puzzle, sminuzzabile in una miriade di componenti che richiedono assemblaggio; una volta ricomposto, esso risulta un unicum perfetto, tanto da rendere irriconoscibile il percorso all’indietro.

L’esultanza coloristica di Magri, la dimestichezza con le paste cromatiche, la visione piena e gioiosa della vita, le atmosfere “astrali” che riesce a ricreare e quasi a trasporre in pittura da piani visivi alla George Lucas, non ignorano affatto le leggi sull’equilibrio universale, di cui i colori si autoeleggono a messaggeri, sia quando si dispongono in ordine secondo assi simmetrici di composizione, sia quando rompono le simmetrie immettendo nella composizione medesima i principi dell’arbitrio e del capriccio; questi non sono mai fini a se stessi, ma obbediscono comunque ad uno schema preordinato, perché dietro quella carica vulcanica c’è una mente scientifica, che sa ben soppesare tutte le possibili valenze espressive. È una pittura che si esibisce da sola e che, con il necessario coraggio, fa appello ad una straordinaria forza interiore… Essa risponde, ma viene da lontano…

Ratto, invece, rappresenta il momento cruciale della contaminazione tra l’elemento pittorico e quello materiale e non è da credersi che questo fenomeno in qualche modo svilisca o riduca il millenario protagonismo della Pittura: se, infatti, ogni forma d’Arte si rapporta sempre al proprio tempo e — lo abbiamo già appurato — il nostro è il tempo delle trans-mutazioni, esempi come quello dell’artista di Torino possono solo corroborare l’Estetica della Contemporaneità, diversamente strutturata rispetto a tutte le estetiche che l’hanno preceduta, perché conformata sul principio primario di manipolazione della materia, lo stesso che suggerisce la plasmazione dello spazio attraverso organismi eterogenei (le installazioni), lo stesso però che, sul versante opposto, induce alla plasticizzazione del colore, come abbiamo visto, appunto, in Magri.

Ratto quindi cambia la rotta maestra, frammischiando alla pasta cromatica pura, direttamente estratta dal tubetto, elementi materiali, attraverso i quali prefigura una sorta di visione metropolitana astratta, i cui dettagli sono determinati dalle singole infiltrazioni dei “corpi estranei” alle maglie della tela di juta, impiegata come base operativa di questo sconfinato piano urbanistico. L’eloquio artistico procede per mini-frequenze architettoniche, ora serrate e chiuse ad occludere il vuoto, quasi un riesumato orror vacui, ora, al contrario, dipanate a spaziare vuoti, ma sempre concentrando i tratti a modo di scacchiera, come teatro aperto del vissuto umano.

E chi tutto questo è pronto ad archiviarlo è Antonio Saporito, anch’egli di Torino, che muove la propria istanza artistica (incredibile, ma vero) dalla figurazione degli anni Cinquanta del Novecento. Dato importantissimo, questo, perché avalla la dimostrazione, secondo Kandinskij, che l’Astrattismo trae la sua origine dalla Natura e non solo; egli dà prova del trasformismo di cui è capace l’Artista italiano, più di ogni altro, sensibile a variazioni climatiche, disponibile a nuove indagini, ricettivo di novità: avviato, da colleghi illustri e conclamati, ad una visione aniconica delle cose, per anni ritratte con lucida oggettività pittorica, finisce con l’elaborare una formula espressiva personale, fondata sull’adozione totale del metallo (prediletti l’acciaio e l’alluminio), che, sostituendosi alla tela, ne diventa al tempo stesso cortina di “controsupporto”… Lamine monocrome, sottili e delicate, sono il fondale tridimensionale nel quale scavare canali profondi in forme segmentate, che imprimono la memoria dei tagli di Fontana: rimasti celebri nella storia dell’Arte perché permettevano di tra-sgredire l’iconicità della tela, tra-passandola (e non senza rabbia) da parte a parte, cedono il passo, oggi, a trafori eleganti e armoniosi, che per certi versi ricordano l’architettura romanica, quando si affidava all’umana acutezza manuale la complessa opera decorativa e simbolica.

Saporito riscatta così i controversi ideologismi di cinquant’anni fà in una visione ritemprata, che induce a puntuale meditazione: focalizzata la propensione a manipolare la materia fisica, ne gestisce il controllo con piglio d’architetto, definendo parti piene e parti vuote e insieme organizzandole in un organismo completo, altamente seduttivo, ma che dietro quelle piacevoli fattezze nasconde uno schema concettuale robusto e inattaccabile.

 

Giulia Sillato

 

 

 

 

Dal 13 al 26 Giugno  2010

 

Igor Torschenko

La voce del silenzio:

 

 

Noi viviamo in un periodo segnato da un senso di inadeguatezza, dai continui cambiamenti e dalle ricerche di nuove strade. La vita diventa meno flessibile e lo spirito con fatica vive nell' immagine di una bellezza che invece una volta poteva farsi reale. Ora che i valori borghesi e convenzionali si sono di nuovo alleati Igor Torschenko afferma: "è stata una nuova esperienza per me". Quest'uomo è pieno di abnegazione. Egli vota se stesso al puro atto della creazione e lo fa senza curarsi dell'aspetto economico. Quando l'ho incontrato 10 anni fa a Mosca era un giovane pittore. Egli stava in quel mondo senza libertà con la sua indipendenza di pensiero, con la sua forza interiore, la sua fede, nella speranza di salvare il mondo con la sua arte. Ecco la tipica caratteristica russa: prendersi in carico la responsabilità del destino del mondo. Questo rende lo spirito russo così diverso nel pensare dal modo Latino e germanico e crea i momenti più significativi e gli approcci più arguti tipici della cultura russa da un lato ed anche dai più gravi e tristi approcci dall'altro lato. La Russia è sempre stato un paese di estremi contrasti ed alta civiltà in ogni aspetto. Non di meno, in Occidente la Russia è vista come un paese dove manca una lunga tradizione culturale. Il più basso strato della società è piuttosto selvaggio e barbaro. Questi elementi "Tatar" orientali sono i più pericolosi. L'alta società in contrasto è "super-civilizzata". Ma la Russia non prospera nella struttura di una civile società-culturale. Il genio russo può essere trovato dovunque. La Russia non si deve bloccare soltanto sulla sua eredità orientale. Ma non si deve nemmeno occidentalizzare totalmente. La missione della Russia è di divenire 1' "Est-Ovest" per servire da anello di congiunzione fra i due mondi.
Igor Torschenko non è per caso che vive fra l'Oriente (India) e l'Occidente (Austria) e l'Est-Ovest (Russia). La religione e la filosofia orientale sono sempre state di grande influenza per il modo russo di pensare e i pittori attraverso la storia sono stati entusiasti della cultura occidentale così ricca di tradizioni. 11 giovane, eppure maturo senso pittorico e artistico, profondamente radicato nella religione e nella filosofia, è davvero impressionante. Quando gli domandi su come lui interpreta il termine "arte" lui risponde: "In ogni essere umano c'è qualcosa che aspetta di essere rivelato. Questa rivelazione può essere l'arte. L'arte mostra la via al sé. Non è un divertimento ozioso sebbene se per molti lo sia. Ed ha anche un altro aspetto: ha il potere di mostrare l'essenza suprema. L'arte è un gioco illusorio dove noi possiamo davvero trovare una cosa - il sé. Noi dobbiamo conoscere noi stessi meglio e questo è il punto: nel nostro mondo di illusioni il trovare se stessi rimane reale. Sono ciò che sono e questo è il modo in cui mi vedo. Io trovo e comprendo il mio anelito. Da dentro il mondo delle illusioni esploro i modi per soddisfare ciò a cui anelo. Scopro la cosa che dà significato alla mia vita: la mia arte mi porta ad agire allo scoperto. Penso che lo scopo del dipingere sia di liberare l'anima dalle catene della routine quotidiana: di accordare il silenzio con una voce che possiamo ascoltare lasciando che l'arte ci guidi verso il nostro vero essere. Ognuno dei miei dipinti ha un effetto ottico che lo contraddistingue e due dimensioni: l'interna e l'esterna. La dimensione interna è di primaria importanza e rimanda ai risultati della mia meditazione. Nel vedere questa dimensione, bisogna cambiare la focalizzazione degli occhi o annebbiare la vista dell'immagine. La dimensione esterna non può offrire la visione profonda dello spazio spirituale. Nel futuro evidenzierò la dimensione interiore in modo che emerga al livello della dimensione esteriore così che anche l'osservatore senza esperienza di meditazione comprenderà io vero messaggio del dipinto. Vladimir Nabokov cercò tutta la vita di provare che se l'osservatore giudicava la perfezione di qualsiasi lavoro d'arte lui doveva possedere il dono della percezione assoluta. In altre parole: l'osservatore deve necessariamente uguagliare le capacità artistiche del pittore o in altre parole: essere un creatore. La mia arte non si cure dei colori, le linee ed i toni e neppure della forma degli oggetti. Ma riguarda l'essenza invisibile che sta dietro l'oggetto e la sua forma". Questa è l'energia positiva diffusa da Igor Torschenko, la libertà e la bellezza, che lui offre a tutti gli spiriti a lui in sintonia.

 

Elena Kirchberger - Egarmina

 

Si ringrazia Maria Giovanna Piras della Galleria "Micrò" di Torino per la preziosa collaborazione.

 

 

Giugno

Dal  27 al 10 Luglio  Manuela Raimondo

 

 

Luglio

Dal  11 al 24   Andrea Di Buduo

Dal 25 Luglio al 8Agosto  Andrea Di Buduo

 

 

 

 

 

 

Andrea di Buduo

"Automotive paintings"

 

 

 

 



Nato a Bisceglie 33 anni fa, Andrea cresce con 2 forti passioni: il disegno ed il mondo dei motori. Arriva quasi naturale l'idea di coniugarle studiando Car Design. Obbligatoria però la scelta di lasciare la Puglia e partire per Torino dove frequenta l'istituto d'Arte Applicata e Design. Nel 1998 al termine degli studi viene assunto presso la Stile Bertone. Qui entra nel magico mondo del design traendo quotidiana ispirazione dai capolavori esposti nel museo adiacente lo studio: Lamborghini Miura e Countach, Lancia Stratos e così via... Dopo alcuni anni arriva la decisione di andare in Germania e di passare a lavorare direttamente per una casa automobilistica .Nel 2001 approda alla Ford nello Studio di Colonia dove influenza positivamente il team di lavoro contribuendo alla realizzazione di nuovi modelli quali S-Max, Mondeo, nuova Ka e soprattutto il prototipo iosis, manifesto del nuovo linguaggio stilistico della Ford, il Kinetik Design. E' durante questi anni che inizia ad interessarsi alla pittura, sperimentando tecniche e soggetti diversi. La svolta arriva quando, passando a funzioni più organizzative (diventa Design Manager nel 2007) ha sentito l'esigenza, in privato, di intraprendere un percorso più genuinamente creativo svincolato dai rigidi processi legati all'industrializzazione dei prodotti. Decide quindi di dedicare alla pittura molte più energie. Ovviamente senza rinunciare alla propria passione per le auto ma usando come soggetti e studiando proprio quelle creazioni che lo ispirano e che in qualche maniera l'hanno avvicinato al mondo dei motori. In particolare decide di omaggiare quelle vetture che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell'automobile, sculture viaggianti in tutti i sensi che hanno avuto il merito di istigare la propria passione per il car design. Un omaggio agli anni belli delle corse, alla modernità delle combinazioni cromatiche usate e all'attualità' di certe forme. I dipinti vengono eseguiti con tecniche diverse utilizzando colori acrilici a spatola e a pennello su tele di dimensioni variabili fino a 2m. I soggetti vengono rappresentati in prospettive e contrasti di luce che ne esaltano la drammaticità di forme e superfici.

La galleria e' chiusa il Lunedì ed il Martedì.

 

 

 

 

Mario Giammarinaro

Dal  5 al 18 Settembre

 

 

 

 

 

 

 

Settembre

Dal  5 al 18 Settembre  Mario Giammarinaro

 

Mario Giammarinaro è nato a Torino nel 1951
vive e lavora a Pralormo - To - via Santo Stefano Roero 6 tel 011 94 81397
www.mariogiammarinaro.it
In tutti i suoi manufatti, si notano la personalità plurima dell’ artista: l’alchimista, lo sciamano, il ricercatore
scientifico disciplinato e preciso che sperimenta nuove possibilità della materia tecnologica e la forgia
esteticamente in modo innovativo.
Conosce il segreto delle colle, dei leganti, delle amalgame sintetiche, dei pigmenti industriali, delle resine
e dei polimeri plastici. Nel suo crogiuolo filtra, impasta, mescola, cuoce condensa e modella derivati idrocarburici
che con il suo intervento diventano nuove terre dai riflessi vitrei.
RIFLETTE con un approccio filosofico sul tema della tragedia prendendo come pretesto le grandi catastrofi
ecologiche, ma le sue opere raccontano in verità il quotidiano insulto, lo sfregio continuo, il vandalismo
gratuito e anonimo al paesaggio, alle persone e alle cose, una molteplicità di piccoli e grandi drammi
umani, storie efferate che per quanto prossime alla nostra quotidianità, finiscono di rimanere inascoltato,
sordo rumore di sottofondo.
Giammarinaro si interroga sulla transitorietà della vita; cerca il senso dell’esistenza dell’universo e si interroga
su quale ruolo occupa l’uomo nel teatro della natura. Come artista rivendica il debito di testimonianza
nei confronti del mondo fisico e biologico sempre di più vittima della violenza individuale e collettiva e
ci invita ad un sentimento di corresponsabilità nel tutelarlo e preservarlo integro.
Giovanni Cordero

 

 

Settembre

Dal 19 Settembre al 2 Ottobre  Renzo Mezzacapo

 

 

Renzo Mezzacapo L’Enigma Ricomposto

19 Settembre – 2 Ottobre 2010

 

La galleria Artinvest srl – Torre della Filanda di Rivoli (TO) propone una mostra significativa del Maestro Renzo Mezzacapo. Saranno esposte circa 50 opere, molte di grandi dimensioni, realizzate negli ultimi anni, che permetteranno una visione completa del lavoro del noto artista toscano. Il titolo “L’Enigma Ricomposto” nasce da alcuni quadri della sua più recente produzione nei quali Mezzacapo è alla ricerca delle radici della sua inquieta ed inquietante pittura. Le sue opere si ispirano a tutto ciò che ha come soggetto esplicito quella componente dell' immaginario umano in cui ricorrono non solamente ambientazioni e personaggi elaborati spiccatamente dalla fantasia, non di rado onirici o ispirati alla mitologia, ma anche elementi del reale che si incontrato sulla linea estremamente labile che divide il vero dal fantastico, il sognato dal vissuto, linea che si muove avanti ed indietro in funzione dei tempi e delle culture; una bella pittura sulla linea del ritorno alla figurazione che in questi ultimi tempi ha contraddistinto le grandi fiere d’Arte nazionali. Nell’intento di coniugare il fantastico con il reale Mezzacapo cerca di liberare il “fanciullino” dai condizionamenti della civiltà delle regole e dei divieti, esprimendo, in tale modo, la sua dimensione creativa altamente liberatoria e, talvolta, poetica. Il lavoro di Mezzacapo trova da sempre un fondamentale elemento di continuità in una ricerca personalissima tesa a scoprire quello che lui chiama “il mistero delle cose” tema dominante della sua pittura realizzata con un linguaggio simbolico-fantastico ed una tecnica particolarmente accurata che ha radici significative nella storia della pittura Toscana.

 

 

 

Ottobre

 

Dal  3 al  30 Ottobre Gli artisti di Artinvest  “La scuderia di Artinvest al completo”

 

Siamo orgogliosi dei nostri ragazzi, degli artisti che hanno deciso di percorrere il loro cammino professionale con noi, perchè le loro qualità è il loro talento sono fuori discussione, abbiamo creato un team eccezionale, chiediamo scusa se pecchiamo di presunzione, ma ogni singolo artista è ed ha le capacità di emozionare e trasmettere tutto l'entusiasmo di chi lavora con passione e gioia. Giorgio Flis, Martino Bissacco, Katarzyna Jasiukiewicz, Mario Giammarinaro, Antonio Saporito, Manuela Raimondo, Vittorio Varrè, Vincent Poche, Bruno Filacchione, Roberto Bruno, Elisa Donetti, saranno esposti tutti insieme per la gioia degli amanti dell'Arte e delle passioni.

 

Artinvest s.r.l. “Torre della Filanda”

Via al Castello 8 - 10098 Rivoli (TO)

Tel. +39 0119589313

http://artinvest.it

info@artinvest.it 

Orari di apertura:

dal Mercoledì al Sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30

Domenica 16.00-19.30

Vernissage Domenica 3 Ottobre alle 17.30

 

 

 

 

 

 

Svetlana Nicolic  Posticipata dal  14 Novembre al 4 Dicembre

 

 

 

 

Novembre

 

Dal 31 Ottobre al 13 Novembre  Rachele Mari-Zanoli

 

Rachele Mari-Zanoli "Immagini materiche"

 

Rachele Mari-Zanoli nasce nel 1968 a Billens nella Svizzera francese da madre svizzera e padre italiano. Nel 1974 si trasferisce nel Ticino dove frequenta le scuole dell’obbligo. Dopo il liceo, all’età di diciassette anni, va a vivere a Zurigo dove studia all’Istituto Superiore per traduttori ed interpreti, implementando la conoscenza delle lingue inglese francese e tedesco. Lavora per diversi anni all’aeroporto di Zurigo per tre compagnie aeree americane. Nel 1993 nasce la prima figlia Selene e nel 1995 il secondogenito Diego. In quegli anni lavora come insegnante di italiano presso l’ufficio del lavoro di Zurigo. Inizia e completa lo studio di ingegneria di sistema e lavora per un lungo periodo in una delle principali banche svizzere, inizialmente in Svizzera e poi risiedendo di volta in volta in differenti nazioni. Dopo ventidue anni di migrazioni, fa seguito un soggiorno di tre anni in Spagna, a Madrid e successivamente torna a vivere e lavorare nella Svizzera italiana, in qualità di responsabile in un team di capi progetto nel settore bancario informatico.
La pittura ed i colori hanno sempre fatto parte della sua vita, sin dai suoi primi ricordi. All’età di otto anni frequenta un atelier di pittura. Esperienza che suscita da subito un amore incondizionato per quest’arte, che si tradurrà nelle prime opere pittoriche. Dopo aver esperito il figurativo (per lo più nudi femminili) passa ad una pittura geometrica, lineare, grafica, infine giunge ad una pittura “astratta e concreta”. Può sembrare un paradosso, ma si tratta di un’arte contraddistinta da piani e colori, scevra da simbolismi che allude alla ricerca di verità, lasciandosi guidare da intensi colori materici, che concretizzano l’astrattezza dell’idea. La materia entra con decisione nelle sue opere: corde, metalli, legni e gesso su tele. Dipinge esclusivamente all’esterno, a contatto con la natura. Sin dalle prime realizzazioni un intenso fil rouge caratterizza il suo operato. Ogni tela è un proseguo di quella precedente, una ricerca ulteriore, un passo in avanti che attinge dal passato, pur non ripetendosi. È unica, è l’oltre. Rachele Mari-Zanoli vive la pittura non soltanto come ricerca interiore e mera rappresentazione. Ma soprattutto come intersoggettività. La sua peculiarità stilistica si nutre delle esperienze maturate nei paesi in cui ha vissuto ed è altresì arricchita dagli studi che sta attualmente conseguendo a Torino nell’ambito filosofico e da collaborazioni quali quella con il CERN di Ginevra ed i workshop con i bambini. Dipingere è per Rachele Mari-Zanoli una grande gioia ed esperienza di vita, connotata da colori e materiali. Il sentimento come essenza della sua pittura.

 

Artinvest s.r.l. “Torre della Filanda”

Via al Castello 8 - 10098 Rivoli (TO)

Tel. +39 0119589313

http://artinvest.it

info@artinvest.it 

Orari di apertura:

dal Mercoledì al Sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30

Domenica 16.00-19.30

Vernissage Domenica 31 Ottobre alle 17.30

 

 

Svetlana Nikolic  dal  14 Novembre al 4 Dicembre

Nasce a Belgrado da famiglia di antica nobiltà russa. Appassionata di pittura, fin da piccola vince numerosi premi per il suo talento. Si laurea all’Accademia di Belle Arti a Belgrado e si specializza in ritratto psicologico con un corso post-laurea. Dal 1985 inizia a viaggiare, prima in Italia poi in Francia, alla ricerca di nuove ispirazioni artistiche e dal 1987 gira in tutta Europa per esporre i suoi lavori; già dalla fine degli anni ottanta è presente nelle più importanti gallerie europee: Londra, Parigi, Ginevra, Bruxelles, Firenze, Roma e Milano. In questi luoghi Svetlana Nikolic incontra altri artisti ed entra in contatto con il fermento culturale di quegli anni. I frequenti viaggi che intraprende sono lo spunto per una nuova ispirazione pittorica, dove l’artista viaggia metaforicamente anche all’interno di se stessa e della propria memoria. Compaiono allora nelle sue opere nuove figure e immagini che rimandano a rappresentazioni artistiche più concettuali, a ricordi anche dolorosi, alla metabolizzazione della sofferenza attraverso l’arte e che diventeranno, negli anni successivi, elementi fondamentali e caratterizzanti della sua pittura. La profondità dei contenuti e la poliedricità dei suoi riferimenti iconografici la consacrano, seppur giovanissima, artista conosciuta e apprezzata in tutta Europa. Nel 1990 si trasferisce a Parigi, su invito dell’architetto Josip Holubec: nella capitale francese entra in contatto con le personalità più originali e creative di quegli anni, vivendo esperienze di arricchimento personale, sia umane che artistiche. Mossa dall’inquietudine, Svetlana Nikolic vuole conoscere altre realtà e condividere le proprie esperienze di ricerca pittorica anche al di fuori dei confini francesi. Pochi mesi dopo il suo soggiorno a Parigi, è la volta dell’Italia di cui si innamora a prima vista e il cui patrimonio artistico classico tornerà molto frequentemente come sfondo o elemento iconografico nei suoi quadri. La prima città italiana dove si stabilisce è Rimini. Da artista ormai affermata, proprio a Rimini, nel fiabesco Grand Hotel, incontra Federico Zeri: il critico ammira alcune sue opere ed elogia il suo lavoro. Nel 1992 è la volta dell’incontro con Federico Fellini, sempre nel capoluogo romagnolo. Riesce a conoscerlo e a mostragli i suoi quadri, il maestro apprezza il talento e la passione con cui lavora la giovane pittrice. Il 1996 è un anno importante per Svetlana Nikolic, si trasferisce a Milano, che diventerà la sua città di elezione, dove lavora e vive anche oggi. Nel 1999 torna a Parigi dove le viene presentato Pierre Cardin, con cui inizia un lungo sodalizio artistico. Da quel momento Svetlana Nikolic inizia ad esporre i suoi quadri nello spazio dello stilista nella capitale francese: il Salon Coup de Coeur. Nei primi mesi del 2000 è ospite di Ernst Fuchs a Vienna e, ad aprile dello stesso anno, alla galleria Ca’ d’oro, in piazza di Spagna a Roma, una sua personale inaugurata alla presenza di un entusiasta Vittorio Sgarbi, riscuote un notevole successo di critica e di pubblico. Acclamata ormai artista di fama internazionale, dopo la mostra di Roma, a giugno dello stesso anno, in seguito ad una sua esposizione nel principato di Monaco, viene invitata come ospite d’ onore ad una serata con il principe Alberto. Tre anni più tardi, stabilitasi definitivamente a Milano, partecipa ad una iniziativa di Porsche e Bayer per cui decora interamente a mano un’automobile che verrà battuta all’asta e il cui ricavato sarà devoluto ad un’associazione no profit impegnata in progetti di beneficienza per bambini. Nel capoluogo lombardo Svetlana Nicolik vive un nuovo periodo di produzione artistica più consapevole e matura, dove l’ inquietudine dell’inizio della carriera lascia il posto ad una rielaborazione più pacata dei sentimenti, anche a livello iconografico: i cromatismi sono più omogenei e compaiono spesso i ritratti dei suoi familiari. Dalla fine del 2007 inizia una prestigiosa collaborazione con la galleria di Londra Imago, che culminerà, all’inizio dell’anno successivo con la collettiva: “Cento anni di pittura italiana”, dove le tele della pittrice affiancano artisti del calibro di Modigliani, Balla, De Chirico, Burri, Morandi, Fontana, Manzù, Schifano, Kounellis e De Maria, solo per citarne alcuni. La collaborazione continua ancor oggi e alcune opere di Svetlana Nikolic sono esposte all’interno della galleria inglese. Dal 2008 partecipa al MiArt, la fiera internazionale di arte moderna e contemporanea che si svolge annualmente a Milano, ed ad altre importanti manifestazioni di fama internazionale. Nel 2010 è diventata socia del Museo della Permanente a Milano, e, da rotariana doc, svolge, sempre nel capoluogo lombardo, una preziosa attività di impegno sociale, donando spesso i suoi quadri per sostenere molti progetti di solidarietà. Pittrice surrealista, dipinge una realtà reinterpretata dalla sua particolare sensibilità, prediligendo luoghi e persone care. Nei suoi quadri prevalgono colori come l’azzurro e il rosso e l’oro, forme geometriche, paesaggi astratti e nature morte. La sua ispirazione proviene soprattutto dall’Italia, dai suoi colori, dal calore della gente e dall’arte. La fede è un’altra fonte di ispirazione fondamentale nella sua pittura, insieme all’esperienza politica del comunismo che segna dolorosamente la sua personalità indipendente ed alla continua ricerca di spiritualità. Nelle sue opere, Svetlana Nikolic riesce a trovare temi, simboli, forme e colori in grado di comunicare la sofferenza della condizione umana, nella quale è potente il desiderio di libertà e di felicità. Durante la sua carriera artistica ha allestito molte mostre personali e preso parte a numerose collettive nazionali e internazionali. Le sue opere figurano in collezioni e raccolte di enti pubblici in Italia e all’estero.

 

Artinvest s.r.l. “Torre della Filanda”

Via al Castello 8 - 10098 Rivoli (TO)

Tel. +39 0119589313

http://artinvest.it

info@artinvest.it 

Orari di apertura:

dal Mercoledì al Sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30

Domenica 16.00-19.30

Vernissage Domenica 14 Novembre alle 17.30

 

 

 

 

Dicembre

Dal  5 al 31 Dicembre Egidio Castelli "Time is on my side"

Egidio Castelli

Nato a Tradate (Varese), Egidio Castelli frequenta gli studi d’indirizzo tecnico e si diploma Perito Industriale. Collezionista e amatore d’arte, si interessa di pittura contemporanea. In collaborazione con il maestro vetraio Afro Celotto produce a Murano vetri artistici. E’ fotografo amatoriale. Alla fine del 2006 sperimenta nuove tecniche pittoriche. Incoraggiato da amici collezionisti e da galleristi, nel 2008 si propone in campo artistico. A Gennaio 2008 pubblica il volume dei lavori realizzati nel corso del 2007 ed espone alla Fiera d’Arte Contemporanea di Bergamo. Numerose sono le sue partecipazioni a mostre personali e collettive ed eventi in Italia e all’estero tra cui ricordiamo nel 2008 le personali presso la Galleria Previtali di Milano e alla Galleria Casa d’Arte di Vercelli; nel 2009 la personale alla Galleria Art & Wine di Prarolo (VC) e le partecipazioni alla New York Broadway Gallery e alla Chicago Kasia Kay Art Projects Gallery. A settembre del 2009 Castelli ha esposto alla Rocca di Fontanellato, con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del comune di Fontanellato. Egidio Castelli vive e lavora in provincia di Varese e nel Canton dei Grigioni.
egidio.castelli@tubifal.com

 

 

Artinvest s.r.l. “Torre della Filanda”

Via al Castello 8 - 10098 Rivoli (TO)

Tel. +39 0119589313

http://artinvest.it

info@artinvest.it 

Orari di apertura:

dal Mercoledì al Sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30

Domenica 16.00-19.30

Vernissage Domenica 19 Settembre alle 17.30

 

 

 

 

 

 

 

 


Torre della Filanda

Home | Chi siamo | Eventi | Contatti | Photo Gallery | News News |

 

Copyright 2009 © Artinvest srl